Home Ricerca I nutraceutici contribuiscono a superare le criticità del periparto? L’esempio dell’Aloe arborescens

I nutraceutici contribuiscono a superare le criticità del periparto? L’esempio dell’Aloe arborescens

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di Erminio Trevisi e Matteo Mezzetti, Department of Animal Sciences, Food and Nutrition (DIANA), Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Cattolica del Sacro Cuore, 29122 Piacenza, Italy

Il periodo di transizione è noto come la fase più delicata della carriera produttiva delle vacche da latte. All’avvio della nuova lattazione coesistono vari fattori critici, come il bilancio energetico negativo che determina una forte mobilitazione delle riserve (lipidiche e proteiche), l’ipocalcemia, lo stress ossidativo che si accompagnano a – o seguono – disfunzioni a carico del sistema immunitario, che spesso si traducono in uno stato di infiammazione sistemica severa e prolungata (Trevisi et al., 2025. J. Dairy Sci. 108:7662–7674). Queste alterazioni metaboliche spesso compromettono il metabolismo epatico e renale ad inizio lattazione, e sono considerate un fattore predisponente per l’insorgenza delle principali dismetabolie che affliggono la vacca da latte ad alta produzione, come la chetosi, la lipidosi epatica, dislocazioni dell’abomaso, e aumentano la suscettibilità a patologie più complesse anche di natura infettiva come la mastite e la metrite.

Negli ultimi anni si è fatto strada l’interesse per i nutraceutici, sostanze contenute negli alimenti o estratte da piante, capaci di modulare funzioni fisiologiche complesse con effetti benefici. L’uso di estratti vegetali in zootecnia mira non solo a prevenire malattie, ma anche a favorire un equilibrio immunometabolico più stabile. In questo contesto, negli studi che abbiamo condotto presso il Dipartimento di Scienze animali, della nutrizione e degli alimenti (DIANA) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore l’Aloe arborescens rappresenta un esempio particolarmente promettente.

Perché l’Aloe?

L’Aloe è conosciuta da secoli nella fitoterapia umana per le sue proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti. Tra i composti derivati dall’Aloe spicca l’aloina A, sostanza che raggiunge rapidamente il plasma dopo la somministrazione per via orale e che è stata usata per verificare l’assorbimento di componenti dell’Aloe. Dimostrare l’assorbimento di molecole dal nutraceutico aiuta a supportare effetti fisiologici e nel caso dell’Aloe sono stati descritti importanti effetti modulatori sul metabolismo lipidico e sull’infiammazione. Gli studi preliminari condotti su bovine in piena lattazione hanno dimostrato che un omogenato di Aloe arborescens, somministrato in quantità di circa 200 ml al giorno, non altera le fermentazioni ruminali né riduce l’ingestione di alimento.

Il disegno sperimentale

Un lavoro del 2020 (Mezzetti et al., 2020, Animals 10:917) ha coinvolto 20 vacche Frisone pluripare, suddivise in due gruppi: uno trattato con 200 g/giorno di omogenato di Aloe arborescens e uno di controllo trattato con acqua. La somministrazione è avvenuta individualmente per bocca a partire da due settimane precedenti al parto e si è conclusa due settimane dopo il parto, e gli animali sono stati monitorati fino a 35 giorni di lattazione. Sono stati raccolti dati su condizione corporea, produzione e composizione del latte, oltre a campioni di plasma per analizzare il profilo immunometabolico.

Risultati principali

1. Metabolismo lipidico – Le vacche trattate con Aloe hanno mostrato una perdita di condizione corporea meno marcata, segno di minore mobilizzazione delle riserve adipose. Nel sangue si registravano livelli più bassi di acidi grassi non esterificati (NEFA) e betaidrossibutirrato (BHB), entrambi indicatori di stress metabolico e dislipidemia. Anche il latte rifletteva questa condizione, con un minor contenuto di grasso e un rapporto grasso/proteine più equilibrato.

2. Infiammazione e salute mammaria – L’Aloe ha contribuito a ridurre la concentrazione plasmatica di mieloperossidasi, un enzima legato ai processi infiammatori sistemici, e la conta delle cellule somatiche nel latte (SCC), indice di salute della mammella. Questo duplice effetto suggerisce che l’Aloe ha ridotto la durata e l’intensità dello stato infiammatorio senza compromettere le difese immunitarie. Le vacche trattate, inoltre, hanno prodotto più latte nelle prime settimane di lattazione, confermando una più elevata efficienza combinata con un miglioramento del benessere complessivo.

3. Fegato e risposta di fase acuta – Dal punto di vista della funzionalità epatica le vacche trattate con Aloe presentano livelli più bassi di ceruloplasmina (proteina di fase acuta positiva, che aumenta in caso di infiammazione) e più alti di retinolo, paraoxonasi (enzima con funzione antiossidante) e colesterolo. Quest’ultimo testimonia indirettamente la presenza di maggiori livelli di lipoproteine, proteine di fase acuta negativa essenziali per le normali funzioni fisiologiche dell’animale e il cui aumento postparto è rallentato in caso di infiammazioni. Inoltre si osservavano livelli inferiori di bilirubina – segnale di un fegato più efficiente – e concentrazioni plasmatiche più elevate di tocoferolo (vitamina E), potente antiossidante naturalmente contenuto nell’Aloe, ma notato in quantità forse non spiegabili dal solo apporto del trattamento. Tutto ciò testimonia una risposta epatica più equilibrata e una maggiore disponibilità di antiossidanti circolanti.

4. Funzione renale – Anche la funzionalità dei reni sembrava trarre beneficio: le vacche trattate con omogenato di Aloe arborescens mostravano concentrazioni plasmatiche di creatinina inferiori, indicando una migliore efficienza di filtrazione e minore stress renale.

Uno studio pilota che apre nuove prospettive

I dati raccolti suggeriscono che i composti secondari dell’Aloe, assorbiti durante il trattamento, interagiscono con i recettori di proliferazione perossisomiale (Peroxisome Proliferator-Activated Receptors – PPAR), in particolare PPAR-alfa nel fegato e PPAR-gamma nel tessuto adiposo. L’attivazione di questi recettori è nota per migliorare l’ossidazione dei grassi, ridurre la mobilizzazione eccessiva delle riserve e modulare l’infiammazione, rendendo il processo più mirato e breve. Si tratta di un primo studio mirato a evidenziare tali effetti nelle bovine da latte, ponendosi quindi come studio pilota che apre la strada a nuove ricerche. Sarà fondamentale in futuro approfondire:

  • i meccanismi di assorbimento dei metaboliti dell’Aloe nei ruminanti,
  • le interazioni con l’espressione genica,
  • l’impatto sul bilancio energetico e sull’ingestione individuale di alimento.

Sebbene si tratti di un primo passo, lo studio conferma l’interesse per l’impiego di essenze vegetali nella gestione delle bovine da latte ad alta produzione, indicando un approccio nutraceutico come strumento promettente per migliorare salute e performance in un momento cruciale nella vita produttiva. Un aspetto particolarmente interessante riguarda l’impatto sulla salute mammaria: riducendo l’infiammazione e favorendo un equilibrio immunitario, l’Aloe potrebbe contribuire a creare un ambiente più favorevole allo sviluppo di un microbiota “amico”, come dimostra la riduzione delle cellule somatiche del latte. I risultati ottenuti non riguardano solo l’Aloe, ma più in generale il potenziale dei nutraceutici in zootecnia che, a differenza di additivi con effetti temporanei, agiscono in un momento cruciale della fase di vita delle bovine, modulando vie metaboliche e immunitarie complesse e sortendo benefici più duraturi su salute, fertilità, produttività ed efficienza, garantendo anche un miglioramento del livello di benessere.

Foto di Ernesto Rodriguez da Pixabay