• Ogm, reazioni negative alla proposta di modifica del regolamento CE 1829/2003

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    In sede europea l’Italia mantiene un atteggiamento di cautela

    Ogm

    La Commissione europea ha avanzato una proposta di modifica del regolamento CE 1829/2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati. A riferirlo, durante un’audizione che si è tenuta lo scorso 20 maggio presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato, è Giuseppe Ruocco, Direttore generale della “Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione” del Ministero della Salute. Il Direttore informa che il progetto è stato presentato sulla scia dell’emanazione, l’11 marzo 2015, della direttiva 2015/412/UE. Questa norma prevede che gli Stati membri possano limitare o vietare la coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul loro territorio.

    Allo stesso modo, la modifica del reg. 1829/2003 intende concedere ai Paesi europei la possibilità di limitare o vietare l'uso, sul loro territorio, degli Ogm e degli alimenti e mangimi geneticamente modificati autorizzati. In particolare, la disposizione si prefigge di attribuire agli Stati membri che desiderano avvalersi della deroga di "opt-out", il compito di giustificare, caso per caso, il limite o il divieto. La decisione dovrà essere basata su fattori imperativi conformi al diritto dell’Unione, che in nessun caso potranno contrastare con la valutazione del rischio effettuata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa).

    La proposta non riguarda, invece, le condizioni procedurali e sostanziali dell'autorizzazione degli Ogm e degli alimenti e dei mangimi Gm, che resteranno valide per tutto il territorio dell'Unione Europea. Conformemente alle soglie stabilite dal quadro giuridico in tema di Ogm, la disposizione non si riferisce all'immissione sul mercato e all'uso di prodotti non etichettati come geneticamente modificati. Non si applica, quindi, ai prodotti in cui vi sia una presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di materiale geneticamente modificati fino allo 0,9 % degli ingredienti.

    Prime reazioni
    La proposta di modifica del Reg. 1829/2003 non ha, almeno in prima battuta, ricevuto molti consensi. Numerose critiche e perplessità sono state espresse dagli stakeholder e da diversi Stati membri, tra cui Francia, Germania, Polonia, Austria e Paesi Bassi. In particolare, preoccupa la possibilità che la disposizione possa introdurre una frammentazione del mercato interno. Inoltre, esiste il rischio che, in caso di adozione di un divieto nazionale, la norma potrebbe esporre il settore zootecnico alla mancanza di approvvigionamenti, che dipendono dalle importazioni dai Paesi terzi che coltivano Ogm. Si teme anche che la modifica del regolamento possa minare la competitività delle industrie nazionali della filiera agro-alimentare. In quest’ultimo caso, però, qualcuno obietta che la norma potrebbe determinare un vantaggio competitivo dei prodotti europei caratterizzati come “Ogm free”.

    La posizione italiana
    Nel corso della procedura di autorizzazione, l’Italia ha mantenuto, in sede europea, un atteggiamento di cautela. Nonostante tenga nella dovuta considerazione il parere positivo dell’Efsa e non riscontri problemi sanitari, il nostro Paese continua a manifestare una condotta prudente sul tema dell’immissione in commercio di alimenti e mangimi Gm. Questa posizione, terrebbe conto delle preoccupazioni espresse dai consumatori italiani sull’impatto degli Ogm sulla salute, sull’ambiente e sulla perdita del patrimonio agroalimentare nazionale.

    Il Direttore precisa che il Ministero della Salute, responsabile in materia di sicurezza alimentare, ritiene fondamentale l’aspetto della sicurezza degli alimenti e dei mangimi derivati da coltivazioni
    geneticamente modificate. Per questo, pur confermando piena fiducia nel lavoro di valutazione effettuato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare nei dossier relativi agli Ogm, il Dicastero ha sempre ritenuto importante rafforzare la valutazione del rischio dei prodotti Gm.

    Allo stesso tempo, Ruocco osserva che non è possibile ignorare il fatto che la “questione Ogm” è molto sentita tra gli imprenditori del settore mangimistico, a livello europeo e italiano. Il problema, infatti, si ripercuote sugli approvvigionamenti della filiera zootecnica, che dipendono dalle importazioni di soia e mais provenienti dai Paesi terzi, che, com’è noto, da tempo coltivano e utilizzano gli Ogm. La decisione di limitare o vietare l’uso degli organismi geneticamente modificati avrebbe, pertanto, un forte impatto sulla produttività del comparto mangimistico.

    Prima di decidere occorre, quindi, tener conto delle esigenze di questo settore. Il Direttore sottolinea che le Associazioni nazionali ed europee dei produttori di mangimi hanno fatto presente, in diverse occasioni, che la mancata adozione delle decisioni relative ad alcuni Ogm (soprattutto alla soia), o i ritardi nell’adozione e nell’entrata in vigore di alcune disposizioni in materia, comportano gravi conseguenze per l’industria di alimenti per animali, che viene privata della materia prima necessaria alla produzione dei mangimi composti.

    Nadia Comerci 22-07-2015 Tag: filiera zootecnicaogmindustria mangimisticaprova mangimiregolamento CE 1829/2003direttiva 2015/412/UE
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