• Gli allevamenti zootecnici in Italia nel 2010

    Print
    Cowshed 4464199 1920

    Edizioni Pubblicità Italia

    La fonte dei dati

     

    L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) effettua ogni anno indagini campionarie mirate alla stima delle consistenze dei principali patrimoni zootecnici del nostro Paese (bovini, suini ovini e caprini). In particolare, ogni anno vengono effettuate dall’Istat:

    1. due rilevazioni del bestiame  bovino e suino a cadenza semestrale (1° giugno e 1° dicembre), secondo quanto disposto dalle Direttive 93/23/CE e 93/24/CE e dalle più recenti Decisioni della Commissione 2004/760/CE e 2004/761/CE del 26 ottobre 2004.
    2. una indagine annuale concernente il patrimonio ovino e caprino con riferimento al 1° dicembre, come disposto dalla Direttiva 93/25/CE e dalla più recente Decisione della Commissione 2004/747/CE.

    La suindicata normativa comunitaria stabilisce, con carattere obbligatorio per ciascun Paese dell’Unione Europea, le norme specifiche di esecuzione delle predette indagini e le definizioni delle variabili di osservazione, oltre agli errori massimi nelle stime a livello nazionale. Con riferimento alle specie di bestiame considerate dalla su citata normativa, deve essere stimato il numero di capi allevati nelle aziende zootecniche esistenti nel Paese alle date previste per le singole indagini, con particolare riferimento a categorie di bestiame che devono comunque considerare:

    1. per i bovini: età, sesso e destinazione economica
    2. per i suini: peso e destinazione economica
    3. per ovini e caprini: destinazione economica

    Tenendo conto di tali criteri vincolanti le categorie di bovini sono: bovini di età inferiore ad 1 anno (destinati ad essere macellati come vitelli ed altri), da 1 anno a meno di 2 anni (maschi e femmine), di 2 anni e più (maschi e femmine). Da evidenziare che l’indagine di pertinenza riguarda alche il patrimonio bufalino ripartito tra bufale ed “altri bufalini” (in cui sono compresi i vitelli bufalini).

    I suini si ripartiscono nelle seguenti categorie: lattonzoli di peso inferiore a 20 kg, suini  da 20 kg a meno di 50 kg, suini da ingrasso di 50 kg e più, ripartiti secondo il peso, in :da 50 a 80 kg esclusi, da 80 a 110 kg esclusi, da 110 a 140 kg esclusi e  da 140 kg ed oltre,  e infine suini da riproduzione di 50 kg e più (verri, scrofe montate, di cui montate per la prima volta,  ed altre scrofe, di cui giovani non montate).

    Per gli ovini le categorie rilevate sono: pecore da latte, altre pecore e altri ovini. Le categorie considerate per i caprini sono: capre che hanno già figliato, capre montate per la prima volta e altri caprini.

    Tutti i dati riportati nel presente lavoro fanno riferimento all’indagine Istat unica di dicembre 2010, condotta, al pari delle analoghe precedenti indagini a partire dal 2003 su un campione casuale di circa 8.500 – 9.000 aziende zootecniche selezionate dall’universo delle aziende zootecniche censite in occasione del Censimento dell’Agricoltura 2000. Da richiamare l’attenzione sul fatto che in occasione dell’indagine annuale di dicembre, l’Istat, per necessità informative nazionali e per cogliere più esaustivamente la realtà zootecnica del nostro Paese, raccoglie informazioni anche sul patrimonio equino, ed in particolare sul numero di cavalli, asini e muli e bardotti.

    Pertanto, i dati saranno presentati e brevemente illustrati solo per le specie di bestiame bovino e bufalino, suino, ovino e caprino ed equino

    Il disegno campionario tiene conto degli errori massimi fissati a livello nazionale dalle direttive europee: l’1% sul numero di bovini in totale, l’1,5% sul numero di vacche e il 2% sul numero di suini e degli ovi-caprini, con un intervallo di fiducia corrispondente al 68%. Il piano di campionamento utilizzato è di tipo stratificato e l’integrazione delle mancate risposte totali avviene attraverso il metodo statistico della ponderazione vincolata.

    La tecnica di indagine a cui si ricorre per la raccolta dei dati è la CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing); in questo modo, le informazioni sono richieste telefonicamente al conduttore di azienda e registrate dal rilevatore direttamente su computer.

     

     

    Il patrimonio bovino e bufalino

     

    • il contesto nazionale

    Al 1° dicembre 2010 il patrimonio bovino italiano è stato stimato pari a circa 5,8 milioni di capi, con una marcata flessione complessiva di 270 mila capi (-4,4%) rispetto alla stessa data dell’anno precedente.

    I dati di consuntivo del dicembre 2010, dopo quelli di giugno, risultano così quasi perfettamente in linea con la situazione accertata con il Censimento agricolo 2010, che ha rilevato la consistenza del bestiame alla data del 24 ottobre 2010, e con il dato amministrativo risultante all’Anagrafe bovina. Tale diminuzione interessa tutte le macro-categorie considerate, ed in particolare, in ordine di calo maggiore,  i bovini di due anni e più (- 179.000 capi pari al -6,2%), i capi di età inferiore a un anno (–71.000 unità, pari al -3,9%) ed  i bovini da uno a due anni (-1,4%). Nel dettaglio, tra le categorie destinate alla macellazione, i vitelli presentano una variazione positiva (+2,6%), mentre le femmine da macello da uno a due anni e di due anni e più fanno rilevare una presenza in azienda rispettivamente di 213.000 e di 70.000 capi nel 2010 contro i 183 mila e i 68.000 capi nel 2009, con incrementi rispettivamente del 16,4% e 2,9%.

    Al contrario, il patrimonio bufalino continua la sua ascesa costante toccando i 365.000, con un ulteriore incremento di 21.000 capi (+6,1%) all’anno precedente. In particolare, la categoria che più delle altre ha contribuito a tale risultato è quella delle bufale, i cui capi passano da 220.000 nel 2009 a 245.000 nell’anno successivo (+11,4%) a fronte di un lieve decremento del 3,2% per l’altra macrocategoria considerata (altri bufalini) .

     

    • il contesto comunitario

    All’interno dell’Unione Europea il patrimonio italiano di bovini, con il suo peso del 6,7% sulla consistenza complessiva comunitaria, si colloca nel 2010 al 6° posto tra l’Irlanda (poco meno di 6,0 milioni di capi, pari al 6,9% del patrimonio bovino comunitario) e la Polonia (5,6 milioni di capi, pari al 6,4%).

     

    È appena il caso che l’84,8% della consistenza comunitaria di bovini risulta concentrato n 10 Paesi (73,5 milioni di capi), dei quali, tuttavia, soltanto poco meno della metà (48,0%) viene allevata in soli tre Paesi, Francia (21,9% del patrimonio UE), Repubblica Federale di Germania (14,7%) e Regno Unito (11,4%).

     

    Il patrimonio suino

     

    • il contesto nazionale

    Al 1° dicembre 2010 i suini ammontavano a poco più di 9,3 milioni di capi, con un incremento di 164.000 capi rispetto al 2009 (+1,8%). In particolare, sono aumentati i suini di peso inferiore a 20 kg (lattonzoli) di 46.000 unità (+2,9%), i suini di peso incluso tra i 20 ed i 49 kg (+ 25.000 capi, pari al +1,4%) ed infine i suini da ingrasso di 50 kg e più di 119.000 capi (+2,5%), cui ha fatto riscontro in misura minima la flessione complessiva dei suini da riproduzione di 50 kg ed oltre (-28.000 capi, pari al – 3,6%). Riguardo quest’ultima macrocategoria, è da evidenziare che i verri fanno registrare un segno leggermente negativo (-4,3%), seguito da quello più consistente stimato per le scrofe montate, complessivamente diminuite di 43.000 capi (-7,1%), anche se la quota parte di quelle montate per la prima volta si attribuisce un segno positivo (+8.000 capi, pari al + 6,5%). Soltanto le altre scrofe aumenterebbero complessivamente di 16.000 capi (+11,6%) di cui 7.000 scrofe giovani non ancora montate (+13,0%)

    Tra i suini da ingrasso si segnala l’aumento di tutte le categorie fino a 110 kg, con incrementi del 3,9% per quelli da 50 a 80 kg esclusi e del 7,0% per i suini di peso da 80 a 110 kg, parzialmente controbilanciati dai segni negativi registrate dalle categorie di peso superiore, ed in particolare del -1,6% per i suini da 110 a 140 kg esclusi e del -1,8% per quelli di peso da 140 kg ed oltre

     

    • il contesto comunitario

     

    Tra i Paesi dell'Unione Europea l'Italia  si attribuisce il 7° posto in ordine di numerosità di suini, facendo parte, con una aliquota del 6,2% sul totale comunitario,  dei primi 10 Paesi che nel 2010 sono risultati detenere complessivamente l'86,8% del patrimonio UE 27 ammontante a 151,1 milioni di capi.

    Da evidenziare l'importanza nazionale di tali allevamenti nella Repubblica Federale di Germania e Spagna, che da soli allevano oltre 52,5 milioni di suini, pari al 34,8% del complesso comunitario.

     

    I patrimoni ovino, caprino ed equino

     

    Le stime provenienti dall’indagine campionaria del 2010 hanno indicato che  alla data del 1° dicembre 2010 i capi ovini ammontavano a circa 7,9 milioni, registrando pertanto una lieve diminuzione di 112.000 capi, pari al – 1,4% rispetto alla stessa data dell’anno precedente. In particolare, tale decremento risulterebbe imputabile per la quasi totalità alla flessione degli ovini “altri” (-11,0%) diversi dalle pecore da latte ed agnelle montate che, invece, attestandosi a 7.1 milioni di capi registrerebbero solo una flessione dello 0,2%.  

    Sempre alla stessa data il patrimonio caprino con 983.000 capi, risulterebbe incrementato di 22.000 capi pari al +2,3%, quasi esclusivamente ascrivibile alle capre e caprette montate (+ 2,6%)

    Infine, il patrimonio equino risulta in costante aumento di capi, passando da 386.000 nel 2009 a 420.000 capi nel 2010. In termini assoluti, ad attribuirsi l’incremento più consistente sarebbe stata la categoria dei cavalli, aumentati da 345.000 a 373.000 capi (+8,1%)

     

    I trends zootecnici degli ultimi 5 anni 

     

    Nel periodo 2006 – 2010 le indagini annuali dell’Istat hanno evidenziato dinamiche differenziate e non sempre caratterizzate da  trend costanti. Così, per i bovini, nel 2007 risulterebbe aumentato il patrimonio nazionale del 2,8% rispetto all’anno precedente, ma poi nei tre anni successivi il trend mostra segni negativi arrivando a toccare il -4,4% nel 2010. Al contrario, per il patrimonio bufalino si sarebbero verificati incrementi più o meno sensibili per tutto il periodo considerato, toccando il suo massimo nel 2007 con un 27,3% rispetto al 2006. Dinamica molto differenziata, invece, per i suini, per i quali le stime Istat indicano incrementi solo nel 2006 rispetto all’anno precedente (+0,9%) e nel 2010 (+1,8%)

     

    Maggio - Giugno 2011.

     

    (Per visualizzare l'articolo corredato delle tabelle consultare il formato in pdf)

    Foto: Pixabay

     

    Giulio Gavino Usai - Assalzoo 05-08-2011 Tag: zootecniamangimiUnione EuropeaISTAT
Articoli correlati