• In Europa cresce il consumo di soia prodotta responsabilmente

    Print
    Soia piantine pixabay

    Sempre più soia consumata in Europa è coltivata in modo responsabile. Il 38% della farina di soia per mangimi è stata prodotta nel rispetto delle Linee guida di Fefac sulla fornitura di soia. Una quota inferiore, pari al 19%, è stata invece certificata a impatto zero sulla deforestazione. I dati sono contenuti nel Report Soy Monitor 2018 di Idh-The sustainable Trade Initiative e indicano che l’Europa è sulla buona strada verso obiettivi ancora più ambiziosi.

    Le percentuali sono in aumento, con alcuni Paesi che toccano anche il 100% della quota di farina di soia consumata prodotta nel rispetto delle indicazioni di Fefac, la Federazione dei produttori europei di mangimi L’Italia è nella media con le due quote al 36% e al 20%. L’ampliamento verso un maggior consumo di soia dal basso impatto ambientale potrebbe ricevere un nuovo impulso con lo European Green Deal.

    Aumenta la produzione di soia in Europa

    Il report ha calcolato una produzione globale di soia, in crescita rispetto al 2017, di 359 milioni di tonnellate su 125 milioni di ettari. Della produzione 22,5 milioni di t risponde ai criteri di Fefac. L’Europa ha importato 15,5 mil di t di soia e 18 m di farina di soia soprattutto da Brasile, Usa e Argentina. Ma sta pian piano aumentando la sua produzione domestica, con Italia e Francia nelle vesti di maggiori produttori. Il 77% della soia importata in Europa arriva da regioni in cui la produzione ha un basso impatto sulla deforestazione.

    Le stime di Fefac sul consumo di soia prodotta in modo responsabile sono maggiori di quelle riportate da Idh. Quasi la metà di tutta la farina di soia utilizzata dalle imprese mangimistiche nel 2018 risponde infatti alle sue linee guida (49%). Il dato è maggiore perché il report comprende l’utilizzo totale di soia in Europa (anche l’uso alimentare e le miscelazioni nelle aziende agricole).

    “Il fatto che il 77% delle importazioni di soia arrivi da regioni a basso grado di deforestazione è significativo, ma molto c’è ancora da fare. Sono sicuro che possiamo raggiungere l’obiettivo comune di una filiera completamente a impatto zero in un tempo ragionevole”, sottolinea Nick Major, presidente di Fefac, richiamando l’apporto di tutti gli attori della filiera.

    Inoltre, allargando lo sguardo alla soia prodotta nel mercato interno europeo, si arriva a una percentuale di soia considerata a basso rischio di deforestazione pari all’80% di tutta quella consumata in Europa. Tra queste aree rientrano anche Usa, Canada, Serbia, India e Cina. Per Fefac, pertanto, la soia che arriva da queste zone, sebbene non certificata a impatto zero, è comunque da considerare tale. Un dato da tener presente per i Paesi con una quota sotto il 100% di soia ‘deforestation-free’: la coltura non certificata comunque non sta causando deforestazione, dice Fefac.

    L’organizzazione indica infine che l’apporto di soia prodotta responsabilmente e di quella certificata è aumentato, arrivando a un uso industriale totale di 10 mil di t. Questo aumento nella domanda di mangimi è stato sostenuto dall’impegno preso dai maggiori undici produttori con la Dichiarazione di approvvigionamento responsabile, appoggiato adesso da oltre 250 organizzazioni.

     

    Foto: Pixabay

    redazione 29-05-2020 Tag: FEFACsoiafarina di soiaIDH report
Articoli correlati