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Bovini 2025: produzione in calo in Europa, l’Italia tiene

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Nella prima metà del 2025 la produzione europea di carne bovina ha registrato un netto ridimensionamento (-3,2%), invertendo il recupero dell’anno precedente. I tagli maggiori si osservano soprattutto in Germania e Paesi Bassi, frenati da criticità sanitarie che alimentano tensioni sui listini: a luglio i prezzi risultano mediamente del 30% più alti rispetto al 2024. I dati arrivano da un report Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, da cui emerge che l’Italia si muove in direzione opposta: nei primi sei mesi del 2025 la disponibilità di carne bovina è cresciuta del 3,4% dopo il forte aumento del 2024, pur con un lieve calo dei capi macellati. Le importazioni di broutard mostrano una riduzione rispetto all’anno precedente, specie nel secondo trimestre, suggerendo una futura contrazione dei vitelloni pronti per il macello.

Prezzi in aumento

I valori all’origine continuano a salire: i vitelloni da macello segnano un +20% nel semestre, mentre i ristalli aumentano del 26%. Ad agosto le quotazioni dei vitelloni superano del 25% i livelli 2024. Anche il mercato all’ingrosso mostra rincari costanti, con un +10% annuo.

Relazioni commerciali

Le entrate di bovini da ingrasso calano del 4,4%, complice la carenza di offerta francese e la concorrenza interna degli allevatori francesi. Crescono le forniture alternative: Repubblica Ceca, Irlanda e Polonia. Per le carni, dopo l’aumento del 2024, il primo semestre 2025 segna un lieve arretramento (-2%), con cali nelle fresche e rialzi nelle congelate, guidate da arrivi da Argentina e Uruguay.

Consumi delle famiglie in lieve calo

Gli acquisti domestici di bovino in Italia scendono leggermente (-0,4%), mentre la spesa cresce per effetto dei prezzi più alti. Le carni bovine, pur ricercate per il loro valore nutrizionale, restano penalizzate dal costo superiore rispetto a quelle suine e avicole, che mostrano invece volumi in aumento.

Nuove strategie per la filiera

Le priorità della filiera riguardano maggiore autosufficienza nei ristalli, valorizzazione delle produzioni di qualità e maggiore coordinamento tra gli operatori. Centrale il tema sanitario, sempre più decisivo per la stabilità dei mercati. Dal lato politico, il ddl “ColtivaItalia” stanzia risorse significative per rafforzare il comparto bovino e la linea vacca–vitello, introducendo anche una moratoria sui finanziamenti per le aziende colpite da epizoozie.