GIORNALE DI ECONOMIA, LEGISLAZIONE, RICERCA E NUTRIZIONE DEL SETTORE MANGIMISTICO

Peste suina africana, i risvolti sulla vita degli allevatori

Autore:

di Anna Mossini, giornalista

Qual è stato l’impatto emotivo e psicologico che la Psa (Peste suina africana) ha causato ai suinicoltori colpiti direttamente o indirettamente nelle estati del 2023 e del 2024 dalla comparsa di diversi focolai nel nord-ovest del Paese? Quali sono state le conseguenze che hanno vissuto nei rapporti con i loro collaboratori e con i familiari? Nell’immaginario collettivo la figura dell’allevatore è spesso rappresentata come quella di un uomo il più delle volte “impermeabile”, se non addirittura refrattario, agli effetti del cosiddetto “stress da lavoro correlato”, definizione più appropriata e utilizzata dagli esperti. L’ultima edizione della Giornata della Suinicoltura (www.giornatadellasuinicoltura.it) che si è svolta il 15 ottobre 2025 a Modena, organizzata come sempre da Expo Consulting srl, ha riservato un ampio spazio questo aspetto avvalendosi della collaborazione di Emanuela Prato Previde, docente di psicologia all’Università di Milano, e di Luigi Galimberti, presidente dell’Ordine dei medici veterinari di Lodi.

Campione significativo

Ne è uscito un lavoro molto interessante che dall’elaborazione delle risposte fornite dagli allevatori coinvolti ha evidenziato tutta la fatica, il dolore, lo smarrimento vissuti o perché nel loro allevamento era scoppiato un focolaio o perché, rientrando nelle zone di restrizione stabilite dal Commissario straordinario, per diverso tempo non hanno potuto movimentare i loro suini affrontando difficoltà logistiche aziendali e soprattutto danni economici molto rilevanti.

L’indagine si è svolta sottoponendo ai 74 allevatori che hanno dato la disponibilità un questionario a cui hanno risposto nel rispetto del più assoluto anonimato. Per permettere alla professoressa Prato Previde e al dottor Galimberti di elaborare per il loro intervento alla Giornata della Suinicoltura tutte le risposte fornite, la raccolta del sondaggio si è conclusa il 31 luglio 2025 e ha ovviamente fotografato la situazione esistente a quella data.

Comunicare aiuta

“Posso dire di essere rimasta positivamente sorpresa dallo slancio e dalla tempestività con cui gli allevatori hanno risposto – afferma Prato Previde –. A livello internazionale gli studi sullo stress da lavoro correlato nel settore primario sono pochi e lo sono ancor meno, se non addirittura inesistenti,  nel nostro Paese.  L’esperienza che insieme al dottor Galimberti la Giornata della Suinicoltura ci ha permesso di vivere ha rappresentato un punto di partenza molto positivo che ha evidenziato l’utilità e l’esigenza degli allevatori di comunicare le difficoltà, le emozioni, le preoccupazioni vissute durante l’emergenza sanitaria esplosa con la Psa, stati d’animo che si potrebbero ripetere qualora, malauguratamente, si dovesse presentare una nuova emergenza lavorativa”.

“Nelle settimane più drammatiche caratterizzate dall’esplosione dei focolai ho condiviso le emozioni, lo sconforto e spesso anche la disperazione degli allevatori – interviene Luigi Galimberti – Allo stesso modo, e anch’io con una certa sorpresa, ho registrato il loro apprezzamento rispetto a un’iniziativa, quella del sondaggio, che finalmente li ha messi nella condizione di trasmettere, seppure in forma anonima, tutti i sentimenti contrastanti che sono stati costretti a vivere a causa delle conseguenze della Psa”.

I numeri del sondaggio

Il campione dei 74 allevatori intervistati era composto per l’86% da uomini, il rimanente 14% da donne e la maggioranza aveva un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Solamente il 16% della totalità lavora da solo, mentre il rimanente 84% si avvale di collaboratori. Alla data del 31 luglio 2025, termine ultimo di raccolta dei questionari, il 78% delle aziende si trovava in Zona di restrizione 3; l’11% in Zona di restrizione 1; il 9% in zona di restrizione 2 e solamente l’1% non rientrava in nessuna di esse. Rispetto all’intensità del  livello di stress provato per fronteggiare un’emergenza che in poche ore aveva stravolto la loro vita, il 40% lo ha ritenuto estremo,  il 52% forte e l’8% moderato. Se le conseguenze della Psa nei rapporti familiari hanno inciso molto nel 34% dei casi, moltissimo nel 26%, abbastanza nel 25% e poco nel 15% del campione,  il giudizio degli allevatori sugli interventi messi in atto dalle  competenti Istituzioni per prevenire e contenere l’emergenza è stato particolarmente severo: il 62% ha dichiarato che non è stato fatto tutto il possibile, il 18% ha espresso invece un parere positivo, il 13% le ha in parte assolte e solamente il 7% non ha espresso nessun giudizio al riguardo.

La dura prova delle emergenze

Le conseguenze della Psa per gli allevatori intervistati non sono state pesanti solo a livello economico, ma hanno condizionato in maniera significativa anche il loro benessere psicologico. Lo ha confermato il 57% del campione e addirittura il 27% di questa percentuale, nella scelta tra le opzioni “molto” o “moltissimo”, ha indicato quest’ultima.  Emblematiche le risposte al quesito che chiedeva quale tra le emozioni elencate nel questionario l’allevatore avesse provato maggiormente nei momenti di massima criticità: rabbia (26%); frustrazione (18%); paura (14%); disperazione (8%): ma ben il 35% le ha provate tutte con la stessa intensità.

Una tendenza che ha trovato quasi un naturale sviluppo nelle risposte fornite dagli allevatori alla domanda in cui si chiedeva se in quei momenti fossero riusciti a intravedere un’opportunità per far ripartire l’azienda: per il 50% la risposta è stata negativa; positivo il 28% del campione, mentre il  22% non ha saputo dare una risposta certa.

“Tra gli interessanti spunti di riflessione che l’indagine presentata alla Giornata della Suinicoltura ha messo in luce – spiega Emanuela Prato Previde – risalta quanto lo stress lavoro-correlato negli allevatori ricopra in generale le caratteristiche comuni a quello di altri settori. Analogamente, anche le conseguenze sono simili e possono includere ansia, depressione, burnout, problemi fisici oltre a un aumento di possibili errori professionali che inducono a considerare fondamentale la valutazione del rischio e la disponibilità di un adeguato supporto, come peraltro è emerso dalle risposte a una domanda specifica, dove il 26% degli allevatori ha dichiarato che ritiene abbastanza utile poter contare sull’appoggio di esperti per affrontare gli effetti psicologici legati ad eventuali crisi e a gestire meglio lo stress; lo è molto per il 15% e moltissimo per l’11%. E al 16% che ha risposto negativamente, ha fatto da contraltare il 32% che non ha saputo fornire una risposta netta, segno che pur in presenza di un lavoro ancora lungo da fare, la consapevolezza di potersi avvalere anche di questo supporto c’è. E su questo occorre continuare a lavorare”.

Last modified: 26 Maggio 2026