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NGTs, l’Italia accelera: sempre più progetti di sperimentazione in campo

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di Clara Fossato, portavoce di Cibo per la Mente*

Il percorso europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGTs) entra in una fase decisiva. A gennaio la Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il testo di compromesso del regolamento, definito nel Trilogo tra Consiglio, Commissione e Parlamento lo scorso dicembre. Un passaggio che rappresenta un segnale politico rilevante e rafforza le prospettive in vista delle votazioni finali del Consiglio e dell’Aula di Strasburgo, attese nelle prossime settimane.

La definizione di un quadro normativo chiaro, proporzionato e fondato sull’evidenza scientifica rappresenta una condizione imprescindibile per consentire all’innovazione di esprimere pienamente il proprio potenziale. Su questo punto si registra una convergenza sempre più ampia lungo l’intera filiera agroalimentare europea. Nelle scorse settimane ventisei organizzazioni rappresentative di agricoltori, industria sementiera, trasformazione e distribuzione hanno sottoscritto una posizione comune chiedendo una rapida adozione del regolamento sulle NGTs. Nel documento si evidenzia come ulteriori ritardi possano tradursi in una perdita di competitività per il sistema europeo, con ricadute dirette sugli investimenti in ricerca e innovazione. Le associazioni sottolineano inoltre il rischio di disallineamenti normativi rispetto ad altre aree del mondo nelle quali queste tecnologie vengono già applicate, con possibili effetti negativi sugli scambi commerciali e sulle catene di approvvigionamento.

In questo contesto l’Italia si distingue come uno dei Paesi più dinamici sia sul piano del dibattito politico sia su quello della sperimentazione. A dicembre il Senato ha approvato la proroga fino al 2026 delle attività di sperimentazione in campo delle NGTs, confermando l’impegno a sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore agricolo.

Negli ultimi anni sono stati avviati numerosi progetti sperimentali, che riguardano colture di grande rilevanza per il Made in Italy. Il primo è stato quello sul riso resistente al brusone, sviluppato dall’Università di Milano, con l’obiettivo di contrastare una delle principali patologie fungine della risicoltura. Nel 2024 la sperimentazione è stata oggetto di un atto vandalico che, tuttavia, non ha fermato il lavoro della professoressa Brambilla e del suo team, che hanno concluso la prima fase del progetto lo scorso settembre.

Un episodio analogo si è verificato nel febbraio dell’anno scorso anche a danno del progetto EdiVite, condotto dall’Università di Verona, dove si testano viti Chardonnay resistenti alla peronospora. Anche in questo caso, l’attività di ricerca è proseguita senza interruzioni. La resistenza della vite alla peronospora è al centro anche del progetto Chardonnay+, sviluppato dalla Fondazione Edmund Mach, che parallelamente porta avanti Gala Plus, finalizzato a verificare la coltivabilità del melo con un ridotto impiego di agrofarmaci.

Il pomodoro, altro simbolo dell’agroalimentare italiano, è oggetto di diverse sperimentazioni in campo. Il CREA-Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo ha ottenuto l’autorizzazione al progetto ORTOevo1, finalizzato a valutare la resistenza di linee ottenute tramite editing genetico nei confronti delle orobanche. L’Università di Torino è invece impegnata su varietà San Marzano, con l’obiettivo di analizzare la tolleranza alla peronospora e la risposta a condizioni di stress idrico. Attività di ricerca sulla stessa coltura sono portate avanti anche dal Centro di Ricerca Metapontum Agrobios e dall’Università Politecnica delle Marche.

Le sperimentazioni coinvolgono inoltre altre specie di interesse strategico: l’Università Politecnica delle Marche ha avviato studi sulla fragola, l’Università di Catania sul limone, mentre Metapontum Agrobios sta conducendo prove anche su melanzana e grano duro.

In questo scenario la capacità di fare sistema tra ricerca, filiere produttive e istituzioni si conferma decisiva. Lo dimostra il lancio, lo scorso ottobre, di “TEA4IT – Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) per le filiere agroalimentari italiane”, progetto coordinato dal CREA e finanziato con 9 milioni di euro dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L’iniziativa coinvolge università, enti di ricerca e partner privati, con l’obiettivo di creare un sistema nazionale integrato capace di trasferire l’innovazione dal laboratorio al campo e renderla accessibile alle filiere agroalimentari. L’obiettivo è rafforzare la competitività del Made in Italy, migliorare la sostenibilità delle produzioni e supportare gli agricoltori nell’affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alle fitopatie, valorizzando al contempo le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle colture italiane.

L’evoluzione del quadro normativo europeo sarà determinante per consolidare questi risultati e ampliare il perimetro delle sperimentazioni. Una rapida adozione del regolamento consentirebbe di accelerare il trasferimento dell’innovazione dal laboratorio al campo, rafforzando la competitività del settore agroalimentare europeo e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Le prossime votazioni rappresentano quindi un passaggio cruciale per dotare l’agricoltura europea di strumenti adeguati ad affrontare le sfide del presente e del futuro coniugando produttività, sostenibilità e sicurezza alimentare.

* iniziativa nata per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di investire in tecnologia e ricerca nel campo dell’agricoltura e dell’industria degli alimenti per garantire attraverso la promozione dell’innovazione e della sostenibilità l’approvvigionamento del cibo, la creazione di posti di lavoro, la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza alimentare.

Last modified: 29 Giugno 2026