Industria mangimistica, nel 2025 sono cresciuti produzione, fatturato, investimenti e occupazione
di Salvatore Patriarca, Redazione
Quattro i segni positivi che hanno caratterizzato il 2025 dell’industria mangimistica italiana: in crescita fatturato, produzione, investimenti e occupazione. Il settore conferma il ruolo centrale all’interno del sistema agrozootecnico-alimentare nazionale. I dati economici e produttivi del 2025 sono stati presentati nel corso dell’Assemblea annuale di Assalzoo (Associazione Nazionale Tra Produttori di Alimenti Zootecnici) svoltasi lo scorso 29 maggio a Parma. La produzione nazionale di mangimi ha raggiunto 15,628 milioni di tonnellate, registrando un incremento dell’1,1% rispetto al 2024. Il dato del fatturato mostra un aumento leggermente più significativo, portandosi a quota 10,167 miliardi di euro, con una crescita di circa il 3% rispetto al 2024. Una nota di importanza economica e sociale proviene dal fronte occupazionale con una crescita di oltre il 4% rispetto al 2025 e con un numero complessivo di addetti diretti di 8.850 addetti. Di rilevanza industriale anche il dato degli investimenti fissi lordi che è in crescita del 5,3% rispetto al 2024, a conferma di un’esplicita visione imprenditoriale segnata dalle scelte di innovazione, di sostenibilità e di efficienza degli impianti.
“I dati economici e produttivi – commenta il Presidente Assalzoo, Massimo Zanin – confermano, allo stesso tempo, la solidità dell’industria mangimistica italiana e la predisposizione del nostro comparto nel costruire il successo di domani; ciò si dimostra anche nella capacità di adattamento a un quadro internazionale particolarmente instabile. L’insieme dei risultati, tutti segnati dalla crescita, confermano la forza competitiva delle imprese mangimistiche, l’attenzione alla qualità della produzione e la consapevolezza del ruolo sociale, oltre che economico, che riveste un segmento che è parte integrante del settore alimentare come il nostro”.
Le sfide del settore
Il quadro positivo che si riscontra a livello dei fondamentali deve tuttavia fare i conti con uno scenario internazionale profondamente complesso. “Le tensioni geopolitiche globali (dalla guerra russo-ucraina ai conflitti mediorientali fino alle recenti crisi internazionali) hanno avuto – sottolinea Zanin – pesanti riflessi sui mercati dell’energia, dei trasporti e delle materie prime agricole. Per un paese come l’Italia, questi scostamenti vanno ad amplificare delle situazioni di strutturale vulnerabilità. Importiamo gas e petrolio, trasportiamo su gomma quasi oltre l’80% delle materie prime vegetali necessarie alla produzione mangimistica e il 100% dei mangimi destinati all’allevamento. Per questo servono misure di contenimento rispetto alla situazione attuale, con riguardo non solo ai costi energetici, ma con una attenzione particolare anche alla capacità di autoapprovvigionamento interno delle materie prime necessarie, a partire dal riconoscimento del mais come coltura strategica che permetta finalmente un’inversione positiva nella produzione di questo cereale indispensabile per tutta la filiera agro-zootecnica-alimentare”.
Oltre alla situazione geopolitica, ci sono poi alcune scadenze regolatorie europee come la ormai imminente applicazione della normativa (EUDR) contro la deforestazione. “Ci siamo impegnati – ricorda il Presidente Assalzoo – per ottenere il rinvio di un anno della sua applicazione, ora fissata al 31 dicembre 2026. Il rinvio non ha però risolto tutti i problemi. La sostenibilità ambientale è un obiettivo condivisibile e necessario, ma deve procedere di pari passo con la sostenibilità economica: occorre evitare che un eccesso di oneri burocratici rischio di compromettere la già fragile competitività del sistema agroalimentare”.
Di cruciale importanza per il settore – sottolinea Zanin – è la gestione delle emergenze sanitarie, che vanno affrontate secondo la logica integrata One Health, nella quale c’è una connessione continuativa tra salute animale, salute umana e salute ambientale. Le epizoozie, come la Peste Suina Africana e l’Influenza Aviaria, mettono sotto forte pressione la filiera. Noi mangimisti svolgiamo un ruolo chiave in questo processo: nel controllo, nella prevenzione e nella tracciabilità a tutela degli allevamenti”.
I deficit della produzione zootecnica nazionale, che vedono l’Italia dipendere dall’estero per oltre il 60% della carne bovina e il 40% di quella suina (ma analoga situazione riguarda il settore ovicaprino, del pesce e lo stesso latte nonostante i miglioramenti degli ultimi anni), oltre che per le materie prime vegetali, rappresentano una sfida decisiva per tutto l’economia alimentare. Assalzoo, consapevole dell’importanza della questione, ha provato a indicare la via della coesione e del dialogo di filiera attraverso la prima edizione degli Stati Generali della Zootecnia che si sono tenuti a febbraio a Verona nel corso di Fieragricola Verona. “Gli Stati Generali – conclude Zanin – hanno riunito per la prima volta la produzione primaria, l’industria di trasformazione e la grande distribuzione. Il Terzo Rapporto FeedEconomy ha dimostrato come la nostra filiera zootecnica generi oltre 180 miliardi di euro, qualcosa più dell’8% del PIL nazionale. Fare sistema non è più una scelta ma una necessità assoluta per difendere questo patrimonio in maniera credibile ed efficace. Con questo spirito di dialogo e di partecipazione Assalzoo e le aziende che ne fanno parte continueranno a promuovere il dialogo con la filiera per una visione di sistema”.

Crescono i mangimi per i bovini e per i suini, tiene il settore volatili e il pet food
Per quanto riguarda la produzione, i dati presentati nel corso dell’Assemblea annuale riportano i volumi totali saliti a 15,628 milioni di tonnellate rispetto alle 15,455 milioni dell’anno precedente, un risultato che conferma il posizionamento sopra la soglia dei 15 milioni di tonnellate e il ruolo della mangimistica come primo ed essenziale pilastro della FeedEconomy nazionale.
Filiera avicola: permanenza al vertice della produzione
Il comparto dei volatili continua a essere il motore della mangimistica con un’incidenza del 39,1% sul totale dei mangimi prodotti. Nel 2025 la produzione settoriale ha raggiunto le 6.115 mila tonnellate con una minima variazione in positivo (lo 0,4%) rispetto alle 6.090 mila tonnellate del 2024. Entrando nel dettaglio emergono alcune dinamiche rilevanti: crescono i mangimi destinati ai polli da carne con un +2,0% a 3.210 mila tonnellate e alle galline ovaiole con un + 2,7% a 2.095 mila tonnellate. Una battuta d’arresto si registra per il comparto dei tacchini vede un -11,0% scendendo a 766 mila tonnellate (rispetto alle 861 mila del 2024).
Filiera suinicola: stabile contributo alle produzioni DOP
La filiera dei suini rimane la seconda forza settoriale nel comporto mangimistico, rappresentando il 25,4% della produzione complessiva. Nel 2025 c’è stato un aumento dei mangimi destinati alla suinicoltura: un +1,2% che ha portato dalle 3.930 mila tonnellate del 2024 alle 3.975 mila tonnellate. Il dato espansivo è importante soprattutto rispetto ai forti condizionamenti derivati dalle restrizioni sanitarie legate alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA). Questa crescita evidenzia la tenuta produttiva degli allevamenti e la capacità di garantire la qualità che caratterizza i circuiti delle grandi DOP della salumeria italiana.
Filiera bovina: crescita rilevante guidata dal boom del latte
La sorpresa dell’anno proviene dal comparto bovino che segna una progressione del 3,4%, attestandosi a 3.886 mila tonnellate (pari al 24,9% del mercato totale). È nella notevole performance dei mangimi per vacche da latte che si radica questo aumento: si passa alle 2.949 mila tonnellate rispetto alle 2.805 mila dell’anno precedente con un +5,1% in volume. Negativi gli altri segmenti della filiera: i mangimi per bovini da carne arretrano del 2,1% (798 mila tonnellate) e anche il comparto bufalino segna una lieve flessione dello 0,7% (139 mila tonnellate).
Frenano altre specie e acquacoltura
Il raggruppamento che raccoglie i mangimi per gli altri animali scende del 2,7% a 983 mila tonnellate complessive (6,3% del totale). Pesa la frenata dell’acquacoltura con una contrazione dell’8,3% scendendo a 133 mila tonnellate rispetto alle 145 mila del 2024. Si conferma la tendenza in atto da diversi anni del progressivo calo produttivo dei mangimi per conigli del 7,6% (256 mila tonnellate), riflettendo la crisi strutturale della cunicoltura nazionale. Positivo l’andamento nel settore degli ovini, che cresce del 2,9% raggiungendo le 350 mila tonnellate.
Pet food: prosegue lo sviluppo settoriale
Si conferma anche nel 2025 un seppure lieve incremento della produzione nazionale di alimenti destinati agli animali da compagnia. Il comparto cresce dello 0,8% a 669 mila tonnellate di mangimi prodotti. Con una quota del 4,3% sul totale della produzione mangimistica nazionale, il pet food si consolida come un segmento di rilievo economico e sociale, visto il ruolo sempre più consolidato che gli animali da compagnia assumono ormai nelle famiglie italiane.

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Last modified: 28 Agosto 2026





