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TEA, dagli Stati Generali un segnale forte per la ricerca agroalimentare italiana

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di Clara Fossato, portavoce di Cibo per la Mente*

Negli ultimi anni l’Italia è diventata uno dei paesi europei più attivi sul fronte della sperimentazione in campo delle Tecniche di Evoluzione Assistita. Un percorso che  coinvolge università, enti pubblici di ricerca e filiere produttive e che sta entrando in una fase decisiva. Di questo e molto altro si è parlato durante “Stati Generali della ricerca italiana sulle TEA”, l’evento promosso nelle scorse settimane a Roma dal Senatore Luca De Carlo presso il Senato della Repubblica. Un momento di confronto che ha riunito istituzioni, ricercatori e rappresentanti della filiera agroalimentare.

Il valore di questo percorso non riguarda soltanto i singoli risultati scientifici ma il fatto che, dopo anni di immobilismo, l’Italia è riuscita a costruire un contesto favorevole alla ricerca in campo. Un passaggio decisivo è arrivato con il Decreto Siccità, che ha aperto alla sperimentazione delle TEA in pieno campo e che è stato successivamente prorogato. Grazie a queste misure il nostro Paese si è affermato come uno dei contesti più avanzati in Europa sul fronte della ricerca in campo e, allo stato attuale, può contare su numerosi progetti che coinvolgono colture strategiche per il Made in Italy come riso, vite e pomodoro.

Nel settore risicolo prosegue il progetto “Ris8imo” dell’Università di Milano coordinato dalla professoressa Vittoria Brambilla, focalizzato sullo sviluppo di varietà resistenti al brusone. Nel comparto vitivinicolo, invece, l’Università di Verona guidata dal professor Mario Pezzotti sta lavorando su varietà di vite più tolleranti a patogeni come peronospora e oidio, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle colture preservando al tempo stesso le caratteristiche qualitative delle cultivar. Sul fronte ortofrutticolo sono inoltre attivi i progetti del CREA dedicati al pomodoro, mentre la Fondazione Edmund Mach è impegnata sia sulla vite sia sul melo.

A questi percorsi si aggiunge il programma TEA4IT coordinato da Concetta Licciardello del CREA, oggi il principale piano nazionale di ricerca pubblica sulle TEA. Il progetto coinvolge colture strategiche come vite, riso, frumento, melanzana e pomodoro e punta ad accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca verso applicazioni concrete per il settore agricolo.

Nel corso dell’evento il Senatore Luca De Carlo ha sottolineato il valore strategico di questo percorso ricordando come l’emendamento che ha aperto alla sperimentazione abbia consentito all’Italia di diventare promotrice di una normativa europea ormai vicina al traguardo. “Lo dobbiamo ai tantissimi ricercatori italiani che in questi anni avevano portato avanti progetti senza però poterli sperimentare in campo” ha dichiarato De Carlo, ribadendo la necessità di sostenere il lavoro della ricerca e creare le condizioni affinché l’innovazione possa tradursi in strumenti concreti per gli agricoltori.

Molto significativo anche l’intervento della professoressa Brambilla, che ha definito il 2026 “l’anno più ricco di sperimentazioni in campo di piante migliorate tramite le TEA in Italia”. Brambilla ha sottolineato infatti come le misure adottate negli ultimi anni abbiano consentito alla ricerca italiana di esprimere finalmente il proprio potenziale e ha annunciato che nei prossimi mesi prenderà il via il terzo anno di sperimentazione sul riso resistente al brusone.

Anche il professor Pezzotti ha evidenziato il ruolo che le TEA possono svolgere per una viticoltura più sostenibile. “I risultati ottenuti dimostrano che è possibile sviluppare varietà di vite resistenti alle principali malattie intervenendo su geni specifici senza modificarne l’identità” ha spiegato, sottolineando il potenziale di queste tecnologie nel ridurre in maniera significativa il ricorso ai fungicidi mantenendo al tempo stesso le caratteristiche qualitative delle cultivar.

Nel dibattito è emerso inoltre il ruolo centrale del settore sementiero. Giuseppe Carli, presidente di Assosementi, ha ricordato che “le TEA rappresentano oggi una leva concreta per rafforzare la competitività delle produzioni agroalimentari italiane” e accelerare lo sviluppo di varietà in grado di rispondere alle nuove esigenze di sostenibilità, qualità e sicurezza.

Un ulteriore elemento emerso dal confronto riguarda la necessità di accompagnare il futuro regolamento europeo con misure attuative chiare ed efficaci. Federico Caruso e Arturo Pironti hanno sottolineato come procedure autorizzative, cataloghi varietali, etichettatura e gestione delle sperimentazioni rappresenteranno passaggi decisivi per assicurare un’applicazione uniforme delle nuove regole e sostenere concretamente la competitività del settore agroalimentare italiano. “La qualità della regolazione rappresenterà il fattore decisivo per assicurare l’effettiva operatività del nuovo quadro normativo” hanno evidenziato.

Dagli Stati Generali sulle TEA è emerso con chiarezza un messaggio condiviso: la ricerca italiana è pronta e sta dimostrando di possedere competenze scientifiche di altissimo livello. Ora è fondamentale che il percorso normativo europeo venga completato rapidamente, così da consentire alla filiera agroalimentare di trasformare il lavoro svolto in questi anni in opportunità concrete per gli agricoltori e per la competitività del Made in Italy.

* iniziativa nata per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di investire in tecnologia e ricerca nel campo dell’agricoltura e dell’industria degli alimenti per garantire, attraverso la promozione dell’innovazione e della sostenibilità, l’approvvigionamento del cibo, la creazione di posti di lavoro, la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza alimentare.

Last modified: 17 Settembre 2026