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allevamento sostenibile: il pascolo ben gestito può aiutare clima, suolo e sicurezza alimentare

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Non tutti gli allevamenti inquinano allo stesso modo: sistemi ben gestiti come il pascolo adattivo e la silvopastorizia (ovvero l’integrazione tra alberi e pascolo) possono migliorare la salute del suolo, aumentare la biodiversità e contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Animal Frontiers” e ripreso dalla piattaforma informativa sul settore zootecnico “Meet the Facts“, che mette in luce un aspetto spesso trascurato del dibattito ambientale: non tutti i sistemi di allevamento hanno lo stesso impatto.

Il ruolo degli allevamenti nelle emissioni

Secondo le attuali conoscenze l’allevamento del bestiame contribuisce a circa il 12–14,5% delle emissioni globali di gas serra; tuttavia lo studio evidenzia che i ruminanti, se allevati con sistemi di pascolo corretti, possono compensare parte di queste emissioni grazie alla capacità del suolo e della vegetazione di immagazzinare carbonio, processo chiamato “sequestro del carbonio”.

Pascolo rigenerativo: un approccio più sostenibile

Il cosiddetto “pascolo rigenerativo”, basato su principi agroecologici, punta a migliorare la qualità del suolo, rafforzare i servizi ecosistemici e aumentare la resilienza delle aziende agricole. Un vantaggio chiave è la capacità degli animali di trasformare biomassa non commestibile per l’uomo, come erba e sottoprodotti agricoli, in proteine di alta qualità. Questo contribuisce anche a un’economia più circolare e a un minore impatto ambientale. Nonostante la crescita delle proteine alternative, i ruminanti restano quindi una componente importante dei sistemi alimentari sostenibili, soprattutto per l’efficienza nell’uso delle risorse.

Sistemi diversi per territori diversi

Lo studio sottolinea che non esiste una soluzione unica e che le pratiche di pascolo devono adattarsi alle condizioni ambientali e socioeconomiche locali. Le zone aride e semi-aride sono più adatte al pascolo nomade, mentre le praterie temperate possono combinare allevamento e coltivazione. Le aree non coltivabili, in particolare, possono rimanere produttive proprio grazie all’allevamento, soprattutto nei Paesi che non sono autosufficienti dal punto di vista alimentare.

Più efficienza e sicurezza alimentare

I sistemi zootecnici svolgono un ruolo cruciale nella sicurezza alimentare globale. Possono infatti trasformare una quota significativa della biomassa non edibile in cibo nutriente per l’uomo, fornendo proteine e allo stesso tempo migliorando suolo e biodiversità. Secondo lo studio questi sistemi possono garantire una quantità rilevante di proteine digeribili al giorno per persona utilizzando risorse di bassa qualità.

Pascolo adattivo e silvopastorizia: i vantaggi

Il pascolo adattivo, detto anche rotazionale o olistico, regola l’intensità del pascolo in base alle condizioni del terreno con benefici quali una maggiore fertilità del suolo, una migliore ritenzione idrica e un aumento dello stoccaggio di carbonio. La silvopastorizia, che integra la presenza di pascoli con la presenza di alberi, aggiunge ulteriori vantaggi tra cui la diversificazione del reddito, il miglioramento del microclima e una maggiore capacità di assorbire carbonio.

Il contributo dei sistemi intensivi

Contrariamente a quanto si pensa, se ben gestiti anche i sistemi intensivi possono avere un ruolo nella sostenibilità poiché migliorano l’efficienza alimentare e la gestione dei reflui; inoltre tecnologie come l’uso di additivi nei mangimi e la riduzione dello stress animale possono ridurre significativamente le emissioni.

Il suolo al centro della sostenibilità

Il carbonio organico del suolo è un elemento chiave, ma non è statico: mentre, infatti, i suoli degradati possono migliorare rapidamente, quelli già ricchi di carbonio hanno margini di incremento più limitati. Fattori come il tipo di terreno, le specie vegetali e la gestione del pascolo influenzano fortemente i risultati: per questo è fondamentale un approccio olistico che includa biodiversità e resilienza degli ecosistemi.

Politiche flessibili per un futuro sostenibile

Per rendere davvero sostenibile il settore zootecnico – conclude lo studio – servono politiche flessibili adattate ai territori e orientate all’innovazione. Nutrire una popolazione globale in crescita richiede sistemi alimentari più intelligenti e integrati e l’allevamento, se gestito correttamente, può essere parte della soluzione non solo per produrre cibo, ma anche per rigenerare i suoli, sostenere gli ecosistemi e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Tecnologie come la selezione genetica, il monitoraggio sanitario e l’uso efficiente dei mangimi possono migliorare le prestazioni degli animali, riducendo allo stesso tempo costi ed emissioni.

Last modified: 1 Luglio 2026