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Benefici dell’ottimizzazione dei controlli analitici

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Nella situazione economica non certo florida che ci troviamo ad affrontare in questo periodo è bene considerare tutti gli aspetti che contribuiscono a determinare il costo dei nostri prodotti.

Una voce che viene spesso trascurata o almeno non propriamente valutata è la spesa sostenuta per i controlli analitici, che sono visti come un obbligo di legge da ottemperare. Pertanto le analisi vengono effettuate con la finalità di avere dei dati in archivio da mostrare alle autorità in caso di audit, oppure per controllare la qualità dei prodotti dei fornitori, ma senza una vera programmazione e perciò spesso con risultati poco utilizzabili in quanto non rispondenti alle nostre effettive esigenze.

Le autorità dal canto loro sappiamo che interpretano i controlli nel senso più negativo del termine, come se da ogni singola analisi dipendessero le sorti della salute pubblica.

 

Per trasformare dunque i controlli da effettuare in reali opportunità, occorre una migliore pianificazione ed una maggiore consapevolezza evitando così spreco di risorse importanti quali tempo e soldi.

Prima di effettuare un controllo la prima domanda da porsi è se l’analisi che stiamo per richiedere ne giustifichi la spesa. Per darsi la corretta risposta bisogna fare alcune considerazioni basilari. Per esempio non si può pretendere che i risultati della determinazione di un componente analitico che è presente in percentuale elevata, come la proteina grezza in un mangime, abbiano la stessa attendibilità dell’analisi di un additivo di cui sono presenti soltanto poche ppm.

L’omogeneità della distribuzione delle materie prime, che apportano le proteine e che costituiscono la gran parte della formula del mangime, sarà per sua natura migliore, a parità di capacità di miscelazione, se non altro per le quantità in gioco.

 

Oggi le moderne metodiche analitiche sono sempre più sensibili, fanno uso di analizzatori automatici ed impiegano sofisticati software per elaborare i dati e calcolare i risultati di quantità anche piccolissime delle sostanze da analizzare.

C’è però un fatto che non viene sempre tenuto in debito conto e cioè che qualsiasi metodica, anche la più raffinata, se applicata ad un prelievo approssimativo, determinerà risultati scarsamente attendibili.

Spesso viene trascurato il fatto che un campionamento non corretto comporta un errore di ordine di grandezza superiore all’errore analitico.

Partendo da un prelievo casuale, fatto dove è più comodo e raggiungibile, il campione non sarà rappresentativo e pertanto non riproducibile ed accurato al tempo stesso, quindi anche incaricando un laboratorio molto qualificato di una ricerca costosa su piccole quantità, avremo un’elevata probabilità di avere speso male i nostri soldi.

 

L’ottenimento di un campione rappresentativo è funzione di numerosi parametri quali la dispersione, la dimensione, la densità, la forma, le proprietà elettrostatiche e la numerosità delle particelle di ogni singolo analita nel prodotto sotto esame.

Si trovano in letteratura numerosi studi statistici che dimostrano che la varianza di campionamento è inversamente proporzionale sia alla concentrazione che alla massa del campione.

A tutto questo va aggiunta la variabilità analitica, che a sua volta è data da una somma di errori che vanno dalle interferenze chimiche o fisiche dovute a fattori esterni, come calore, luce, ossidazione fino all`applicazione di metodiche non adatte alla specifica matrice del prodotto.

Anche i laboratori di analisi sono sempre più orientati ad attuare una politica di riduzione dei costi, utilizzando metodiche, che, pur essendo adatte alla maggioranza dei campioni da analizzare, potrebbero fallire in casi particolari a causa di interferenze con la matrice.

Sempre con l’intento di ridurre i rifiuti prodotti e l’uso di solventi, spesso i laboratori partono da pesate dei campioni finali troppo piccole e non adatte ad effettuare l’analisi con sufficiente riproducibilità in proporzione alle quantità da determinare.

 

Da quanto sopra esposto dovrebbero sorgere seri dubbi sulla convenienza economica dell’analisi di un campione estemporaneo, in quanto molte volte il risultato è di difficile interpretazione e ci induce a false conclusioni semplicemente perché è un valore isolato che non è corroborato da altri dati statistici.

Facciamo un esempio pratico: supponiamo di avere stabilito un budget di spesa per controllare un additivo nei nostri mangimi il cui valore corrisponde al costo di 9 analisi.

Sarà senz’altro più proficuo impiegare il nostro budget per controllare 3 campioni della stessa partita di 3 mangimi, piuttosto che 1 solo campione per partita di 9 mangimi diversi; solamente in questo caso potremo valutare un minimo di varianza dei risultati con maggior probabilità di avvicinarci al contenuto reale.

 

D’altra parte oggigiorno siamo tutti entrati nel vortice delle certificazioni gestionali: se non vogliamo subirle, ma sfruttarle come opportunità, allora perché non proviamo a trasformare il controllo del prodotto finito in controllo del processo?

Oramai i nostri impianti sono automatizzati, le formulazioni sono preparate ed immagazzinate nei sistemi informatici che governano l’etichettatura, le operazioni di pesatura sono gestite da sistemi automatici computerizzati, come pure la miscelazione ed il confezionamento e tutte queste attività sono registrate e rintracciabili a norma di legge.

 

A monte del processo ci sono le materie prime, ma anche in questo campo i sistemi di gestione ci danno una mano fornendoci i mezzi per effettuare la valutazione di fornitori qualificati attraverso le certificazioni, così come previsto nel processo degli acquisti.

Anche in questo caso dovremmo cambiare la logica con cui sono effettuati gli acquisti delle materie prime: dal fornitore che offre il minor prezzo sul mercato, con qualità da controllare, al fornitore certificato secondo un codice di buona pratica ampiamente accettato. In questo modo potremo diminuire il numero di analisi da effettuare e, di conseguenza, ottenere un reale risparmio.

 

Per concludere, parafrasando il vecchio detto prevenire è meglio che curare, è molto più efficace nonchè economico studiare un buon piano di autocontrollo, che preveda tutte le possibili problematiche e le affronti con la messa in opera di azioni preventive, piuttosto che spendere tanti quattrini in analisi che la maggior parte delle volte non sappiamo come interpretare e non ci sono di alcun aiuto.

 

Luglio – Agosto 2011

Foto: Pixabay

Enrico Dalla Ca’ di Dio (Istituto delle Vitamine S.p.A.)