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Mangimistica, un settore dal respiro europeo

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di Lea Pallaroni, Segretario generale Assalzoo

L’intervista che il neo eletto presidente Fefac Pedro Cordero ha rilasciato alla nostra rivista rappresenta un chiaro promemoria di come il settore mangimistico si collochi al centro delle più importanti sfide alimentari europee. Prima di procedere per porre in evidenza alcune tematiche, desidero congratularmi con il presidente Cordero, con l’intero consiglio direttivo della Federazione e con Marcello Veronesi, che è stato eletto in rappresentanza di Assalzoo. I tre temi che vorrei affrontare riguardano la sostenibilità, la produzione e la circolarità.

Sostenibilità & Green Deal – C’è qui un elemento che sta diventando sempre più evidente e indica una sorta di stortura ideologica. Ovvero ridurre l’idea di sostenibilità alla sola dimensione ambientale. È chiaro che qualunque impresa umana debba essere comprensiva delle disponibilità naturali e debba cercare di non sprecare, valorizzando al massimo le conoscenze di tutti i settori. Dando questo come obiettivo comune, non bisogna però dimenticare come, per essere davvero sostenibili, ci siano implicazioni sociali ed economiche che non possono essere tralasciate. Il sistema agroalimentare europeo ha già raggiunto elevati livelli di sostenibilità ambientale ed è in continuo avanzamento per migliorare la resa dei processi che lo definiscono (come, ad esempio, le emissioni degli allevamenti). In un contesto già virtuoso, porre degli obiettivi irrealistici alterando le dinamiche di filiera esistenti dall’oggi al domani non rende la filiera alimentare europea più sostenibile, la rende meno  sicura. Sempre più dipendente dalle importazioni, quindi paradossalmente anche meno sostenibile.

Produttività – Per rispondere a queste sfide del prossimo futuro la risposta non è certo produrre meno, bensì produrre meglio per soddisfare le esigenze del mercato. Il caso italiano con la progressiva carenza produttiva di materie prime agricole indica chiaramente come una filiera alimentare che garantisce qualità, quantità e cultura sia pericolosamente esposta alle congiunture esterne. Produrre di più e meglio. Già oggi la ricerca permette di calibrare al meglio la dieta alimentare zootecnica. La stessa ricerca che si applica in tutti i campi andrebbe liberata anche in ambito agrario agricolo per permettere un più intelligente uso dei terreni e delle risorse idriche, di contrastare il cambiamento climatico e produrre in modo sempre più sostenibile. Il cambiamento della posizione europea sulle NBT sembra muoversi nella giusta direzione. Va ricordato come questo movimento debba essere rapido, perché enormi sono le sfide che vanno affrontate e servono decisioni rapide capaci di indirizzare le scelte economiche.

Circolarità – Il continuo avanzamento conoscitivo del sistema mangimistico ha permesso di migliorare non soltanto la qualità nutrizionale degli alimenti destinati agli animali allevati, con notevoli benefici anche sulla loro salute e sul loro benessere, ma anche di produrre di più con meno. In un’epoca di corretta gestione delle risorse e di lotta agli sprechi, il settore dell’alimentazione zootecnica rappresenta un esempio virtuoso di recupero circolare e di utilizzo efficiente di tutte le materie prime agro-alimentari, sottoprodotti compresi. Forti di questo successo, occorre porre la giusta attenzione a non creare fenomeni di concorrenza, spesso sleale, nell’utilizzo di queste materie prime verso destinazioni diverse, come rischia di avvenire per la produzione energetica. Con questo non si vuole negare la potenzialità delle bioenergie. Anzi, in prospettiva, è possibile immaginare spazi di collaborazione. È importante però evidenziare come la mangimistica abbia un definito percorso di innovazione e creazione di valore dai prodotti agricoli alla catena alimentare che garantisce il cibo sulle nostre tavole tutti i giorni. E questo percorso deve essere difeso.