Vitamine e aminoacidi per l’alimentazione animale: l’UE dipende fortemente dai paesi terzi
L’Europa dipende fortemente dall’estero, e in particolare dalla Cina, per l’approvvigionamento di vitamine e aminoacidi per l’alimentazione degli animali da allevamento. La Federazione Europea dei Produttori di Mangimi (FEFAC) segnala questa problematica da anni, e per approfondire l’entità di questa dipendenza ha condotto uno studio sugli additivi nutrizionali utilizzati nell’UE nel comparto mangimistico e in quello zootecnico. L’analisi ha mirato ad esaminare quattro punti in particolare: quanto è concentrato il mercato globale di queste sostanze; in che misura l’UE dipende dai paesi terzi; se le capacità produttive europee sono in grado di soddisfare la domanda interna; infine, se le forniture da fonti più sicure potrebbero sostituire le importazioni dai paesi con il più alto rischio geopolitico.
Vitamine e aminoacidi nell’alimentazione animale
La missione dell’industria mangimistica è sempre stata quella di fornire agli animali una dieta completa che soddisfi tutte le loro esigenze nutrizionali garantendo benessere, buone prestazioni produttive e un minore impatto ambientale. Per raggiungere questo obiettivo i produttori di mangimi combinano cereali, sottoprodotti dell’industria alimentare, minerali e prodotti di origine animale. Tuttavia, queste miscele possono essere carenti di nutrienti essenziali come vitamine e aminoacidi, rendendo necessaria l’integrazione con additivi nutrizionali.
Nella crescita degli animali le vitamine svolgono – come accade negli esseri umani – un ruolo essenziale nello sviluppo osseo, nel metabolismo energetico, nel sistema nervoso, nella fertilità e nelle difese immunitarie. La loro carenza può causare problemi anche gravi quali cecità, rachitismo, fragilità ossea, ritardo della crescita, immunosoppressione e riduzione della produttività. Poiché gli animali non sono in grado di sintetizzare tutte le vitamine di cui hanno bisogno, né di ottenerne quantità sufficienti dalla sola alimentazione, l’integrazione vitaminica è essenziale. Anche gli amminoacidi, i “mattoncini” delle proteine, sono altrettanto importanti: alcuni, definiti essenziali, devono essere forniti attraverso l’alimentazione perché l’animale non è in grado di sintetizzarli. La mancanza anche di un solo amminoacido limita la sintesi proteica con conseguenze sulla crescita, sulla conversione alimentare e sulla resa di carne, latte o uova.
Lo studio FEFAC
L’analisi dei risultati dello studio “EU Vulnerability for the Sourcing of Essential Nutritional Feed Additives” mostra che la produzione globale è concentrata in pochi paesi: quasi l’80% delle vitamine viene prodotto in Cina, rispetto a solo l’8% nell’UE. L’UE non produce affatto alcune vitamine, come B9, C e K3, né l’aminoacido treonina; dipende al 100% dalla Cina per la vitamina B9, al 96% per la biotina (vitamina H) e solo il 6% del suo fabbisogno di lisina viene prodotto internamente. Complessivamente, la Cina rappresenta il 60-70% del valore di tutte le vitamine importate dall’UE e il 70-80% degli amminoacidi.
Dalla ricerca effettuata è emerso che sono pochissimi i Paesi che dominano il mercato: solo 10 producono vitamine (Cina, UE-27, Svizzera, Regno Unito, Corea del Sud, India, Turchia, Stati Uniti, Vietnam, Uruguay) e 11 producono amminoacidi (Cina, UE-27, Stati Uniti, Brasile, Indonesia, Malesia, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Russia e Bielorussia), di cui tre possono essere considerati ad alto rischio geopolitico (Cina, Russia e Bielorussia). Inoltre, la Cina è l’unico paese produttore di tutte le vitamine, con una quota di mercato globale che va dal 33% al 99%.
Per l’Europa la dipendenza è evidente: l’UE-27 importa il 35-100% delle vitamine per uso alimentare, di cui il 60-70% dalla Cina. La dipendenza di oltre il 95% dell’UE-27 dai paesi terzi per l’approvvigionamento di lisina determina la dipendenza complessiva dell’UE-27 dagli aminoacidi. Esistono, quindi, prodotti importanti per i quali l’UE dipende totalmente dall’approvvigionamento esterno, mentre per altri, come le vitamine B3, B12 e H, la dipendenza supera il 75%.
La scarsa competitività dell’UE
Il problema non è solo la mancanza di capacità produttiva dell’UE, ma anche la sua scarsa competitività rispetto ai paesi terzi, in particolare la Cina, che beneficia di costi energetici e delle materie prime molto più bassi: per colmare questo divario, sarebbero necessarie misure che consentano alle aziende europee di competere ad armi pari. Lo studio FEFAC avverte che i dati potrebbero persino sottostimare la reale dipendenza dell’Europa: per alcune vitamine sintetizzate chimicamente, come la A e la E, è necessario infatti acquistare sostanze “precursori” che a loro volta provengono solo da pochi Paesi: questo rende la filiera più concentrata di quanto stimato. Per raggiungere una reale autonomia nella produzione di vitamine e aminoacidi, l’UE dovrebbe investire nella costruzione di nuovi impianti di produzione in Europa. L’unica eccezione è la metionina, che viene prodotta per sintesi chimica e ha una base produttiva più diversificata in diversi paesi, sebbene la crescita della produzione cinese rischi di erodere la competitività europea nei prossimi anni. Nel frattempo la domanda globale di questi nutrienti continua a crescere, trainata da sistemi agricoli sempre più efficienti e da obiettivi ambientali più rigorosi, come la riduzione delle emissioni di azoto.
Situazione “preoccupante” per sostenibilità e sovranità alimentare
Secondo la FEFAC questa situazione è “preoccupante” poiché implica la dipendenza dell’Europa dal mercato globale. Per molte vitamine ci sono solo due o tre Paesi produttori e pochissime aziende al mondo: questo significa che qualsiasi incidente in uno stabilimento che interrompa la produzione potrebbe avere ripercussioni sulla disponibilità globale, e poiché l’UE dispone di scorte interne limitate potrebbe trovarsi in grande difficoltà; il rischio è alto: la perdita di terreno sia in termini di sostenibilità che di sovranità alimentare.
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Last modified: 24 Marzo 2026




