Impiego dell’urea: un futuro tra divieto e applicazione ragionata
di Amedeo Reyneri – Dipartimento di Scienze agrarie, Forestali e Alimentari, Università di Torino
Da sempre i due fattori agronomici principali per sostenere la produttività delle grandi colture sono l’irrigazione e la concimazione azotata. In molti areali sul primo dei due fattori incombe il rischio del cambiamento climatico; ciò determina un aumento delle temperature (andamento certo) e una concentrazione degli eventi piovosi (andamento incerto) causando una maggiore richiesta di acqua da parte delle colture e un aumento della dipendenza dai sistemi irrigui. Per il secondo fattore il rischio attuale è invece legato alla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria (2024/2881/UE) che mira a raggiungere l’obiettivo di inquinamento zero entro il 2050, con l’introduzione di limiti più stringenti per gli inquinanti come il particolato (PM2.5, PM10) e gli ossidi di azoto e quindi la concentrazione di ammoniaca (NH3) come precursore del particolato.
Nel bacino padano con la ridotta ventosità e la concentrazione delle attività agricole e in particolare dell’allevamento la concentrazione dell’ammoniaca è particolarmente elevata, tra le maggiori entro i confini dei paesi della UE. In questo contesto i diversi paesi comunitari hanno adottato specifiche strategie per ridurre tale concentrazione; tra questi anche l’Italia che con la Delibera del Consiglio dei ministri del 20 giugno 2025 – Piano di Azione Nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria – ha avanzato una serie di misure volte a rispondere a questa esigenza.
Nel Piano l’aspetto su cui si concentra l’attenzione del settore agricolo è Ambito d’intervento 2, Azione 1 “Divieto utilizzo UREA” per le Regioni del bacino padano (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto). Le Misure attuative prevedono “il divieto…di impiegare l’urea a partire dal 1° gennaio 2028 al fine di incentivare l’impiego dei fertilizzanti organici (digestato agrozootecnico e agroindustriale…) e dei fertilizzanti di sintesi chimica alternativi”. Nel testo si accenna ancora che “tenuto conto che la sostituzione dell’urea con altro fertilizzante (minerale di nuova generazione o organico) comporta un maggior onere per le imprese agricole non inferiore a 150 € per ettaro, saranno attivati specifici interventi cofinanziati dal FEASR nell’ambito del Piano strategico nazionale 2023-2027”.
Effetti e ricadute
Volendo dare un’interpretazione letterale alla Delibera, ovvero il divieto di utilizzo dell’urea, tale divieto vale per tutte le forme in cui è commercializzata e in tutte le modalità di applicazione con una conseguente ricaduta che risulterebbe estremamente rilevante. Infatti, da uno studio di Nomisma su dati ISTAT, il 44% dell’azoto fornito dai concimi contenenti azoto è fornito dall’urea. Questo concime presenta 3 ben noti punti forti: il più basso costo per unità di azoto somministrata, un’elevata concentrazione dell’elemento nutritivo (46%) che ne garantisce un evidente vantaggio per il suo trasporto e per la distribuzione in campo, una tempistica di rilascio più progressiva rispetto ai concimi azotati ammoniacali o nitrici. A questi vantaggi si contrappone una certa predisposizione alle perdite di volatilizzazione dopo un’applicazione superficiale in campo perché l’enzima ureasi la idrolizza rapidamente, causando una reazione che aumenta temporaneamente il pH vicino al granulo di urea, favorendo la volatilizzazione nell’atmosfera dell’ammoniaca (NH3). Tale composto reagisce in atmosfera con acidi inorganici presenti negli aerosol; ciò dà origine al nitrato d’ammonio e al solfato d’ammonio che sono composti solidi o liquidi che costituiscono una frazione importante del PM2.5, specialmente in inverno o in condizioni atmosferiche stabili.
La volatilizzazione in campo è però fortemente dipendente dalle condizioni al momento dell’applicazione essendo dipendente dalle temperature – quelle alte favoriscono i processi di volatilizzazione – e dall’umidità del suolo per l’accelerazione dell’idrolizzazione e dalle eventuali lavorazioni di interramento.
Il divieto dell’urea comporta alcune importanti ricadute soprattutto nel settore cerealicolo: aumenta la spesa per la fertilizzazione che già rappresenta la principale voce nell’ambito dei costi variabili; richiede un aumento del numero di distribuzioni in campo per ciclo colturale se sostituita con concimi nitrici e ammoniacali che presentano sempre un titolo inferiore; una maggiore complessità di gestione legata all’aumento del volume dei fertilizzanti da muovere e stoccare. In particolare nel caso delle aziende cerealicole, dove la presenza di fertilizzanti organici (reflui o digestati) aziendali è assente o molto limitata, la sostituzione dell’urea risulta fortemente e negativamente impattante, oltretutto in un quadro in cui la redditività è già fortemente ridotta, con il rischio di vedere ulteriormente ridotta la produzione di granelle essenziale per mantenere le nostre produzioni zootecniche di eccellenza.
Possibili soluzioni
Considerando l’impatto economico e gestionale nell’areale da dove provengono oltre l’80% del mais e del frumento tenero nazionale, l’applicazione del divieto così come viene genericamente indicato nella Delibera, ovvero dell’urea senza altra specificazione e quindi in tutte le forme e combinazioni, appare troppo severa per non richiedere una valutazione attenta di possibili soluzioni che, nel rispetto dell’obiettivo di ridurre l’emissione in atmosfera dell’ammoniaca, riducano significativamente l’impatto sui sistemi colturali e sull’azienda agricola.
Innanzitutto è necessario distinguere tra le diverse tipologie di concimi a base di urea: a) liquidi per applicazioni sulla vegetazione, b) solida o granulare non protetta, c) solida protetta con inibitori dell’ureasi (quali NBPT[1], DCD[2]), d) solida protetta con granulo rivestito (coated urea), e) urea solida protetta o no in miscela a formare concimi minerali composti oppure in miscele con diverse matrici per concimi organo-minerali.
In forma liquida, sia per il ridotto contatto con il suolo sia soprattutto per la ridottissima concentrazione, le perdite di ammoniaca appaiono trascurabili. Nelle forme solide le possibili diverse soluzioni per ridurre la potenziale emissione di ammoniaca presentano una serie di limiti e di vantaggi riassunti in Tabella 1.

I meccanismi di protezione sono proposti per modulare il rilascio dell’azoto nel tempo, sincronizzandolo meglio con i bisogni della pianta. In altri termini riducendo la solubilità con rivestimenti o attraverso la minore attività l’enzima ureasi che idrolizza così più lentamente, l’urea induce un ridotto aumento del pH e quindi un rallentamento dell’emissione potenziale di ammoniaca. I risultati sono molto variabili in relazione alle condizioni di applicazione ma sono in genere compresi dal 30 al 70%.
Tenuto conto di ciò, per l’urea solida o granulare sono quindi possibili queste diverse azioni:
- limitare l’impiego nel semestre invernale quando le condizioni delle temperature rallentano l’attività delle ureasi nel suolo e le conseguenti perdite per volatilizzazione;
- interrare in tempi brevi l’urea incorporandola nei primi centimetri del terreno mediante sarchiatura o rincalzatura dell’interfila;
- vincolare l’impiego di urea solida alle sole forme protette;
- vincolare l’impiego ai soli concimi composti o organo minerali con un contenuto massimo limitato di urea solida non protetta;
- permettere l’impiego adottando una combinazione delle soluzioni presentate.
Le regole individuate nei paesi europei che hanno fino ad oggi proposto soluzioni a riguardo sono di: a) permettere l’impiego di urea solida solo in forma protetta, salvo eseguire un interramento entro 4 ore (Germania), b) applicare l’urea solida non protetta solo nel periodo invernale (15 gennaio-31 marzo), altrimenti quella protetta (Regno Unito), c) vietare la distribuire in forma solida non protetta se il contenuto in azoto ureico nel concime è maggiore all’1%.
Conclusioni
Sono ben conosciute le difficoltà che incontra il settore dei seminativi e della cerealicoltura in Italia, dove un certo equilibrio è spesso messo a rischio dalla instabilità dei mercati, delle produzioni e della qualità.
Nel documento sul Futuro della competitività europea (2024) sono individuate tre aree di azione di cui due riguardano un piano congiunto decarbonizzazione-competitività e un piano per aumentare la sicurezza e la riduzione delle dipendenze. In questo contesto normative lodevoli per il loro intento di migliorare la qualità dell’aria sono necessarie, ma le modalità di applicazione devono considerare attentamente gli impatti sul settore e più in generale sulle produzioni e sulle filiere agricole. Occorre quindi riflettere attentamente sull’applicazione delle direttive considerando le tante condizioni che ne determinano la sostenibilità, proponendo soluzioni nel quadro di una “neutralità tecnologica” per stimolare l’introduzione di innovazioni migliorative senza compromettere le realtà produttive.
[1] N-(n-butil) tiofosforico triamide
[2] dician-diamide
agricoltura fertilizzanti fertilizzanti azotati urea
Last modified: 19 Marzo 2026




