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Prezzi alimentari FAO: stabili a maggio 2026, ma i cereali tornano a salire

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L’indice di riferimento per i prezzi mondiali delle materie prime alimentari è rimasto sostanzialmente stabile nel corso del mese di maggio 2026. Secondo l’ultimo aggiornamento del FAO Food Price Index (Indice FAO dei prezzi alimentari) – che monitora le variazioni dei prodotti più scambiati a livello globale – il calo dei prezzi internazionali degli oli vegetali è riuscito a compensare i forti aumenti registrati nei comparti dei cereali e dello zucchero.

Entrando nel dettaglio dei numeri, l’Indice FAO dei prezzi alimentari si è attestato su una media di 130,8 punti. Questo valore rappresenta una minima flessione dello 0,2% rispetto al mese di aprile, ma evidenzia una crescita del 2,9% se confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente. “Sebbene i mercati globali stiano dimostrando una buona capacità di tenuta, la nuova accelerazione dei prezzi dei cereali sottolinea quanto il settore sia vulnerabile al clima estremo e alle perturbazioni sui mercati dell’energia e dei fattori produttivi – ha affermato il Direttore della divisione Mercati e commercio della FAO, Boubaker Ben-Belhassen -. Inoltre, le continue incertezze che colpiscono le rotte commerciali strategiche, come lo Stretto di Hormuz, rischiano di ridurre la disponibilità di fertilizzanti e di mettere ulteriormente sotto pressione i prezzi dei prodotti alimentari.”

L’andamento delle materie prime per la zootecnia

L’indice FAO dei cereali ha registrato un balzo del 2,6% rispetto ad aprile, portandosi a quasi cinque punti percentuali sopra i livelli di un anno fa. A spingere i listini sono i costi elevati di carburanti e concimi a livello globale, uniti alle preoccupazioni per i prossimi raccolti. Il grano mondiale è salito del 3,4% in un mese, risentendo delle pessime previsioni sul grano invernale negli Stati Uniti, colpito da una delle stagioni meno favorevoli degli ultimi decenni, con il grano rosso invernale USA in crescita del 28% rispetto a maggio 2025. Anche il mais cresce dell’1,9%, trainato da una forte domanda di importazione e dalle minori scorte disponibili in Brasile e negli USA. Il riso, infine, segna un +2,7% mensile spinto dal caro-petrolio in Asia.

In netta controtendenza rispetto al resto del paniere gli oli vegetali, che sono diminuiti del 4,6% rispetto ad aprile, segnando il primo calo del 2026. Il ribasso è stato guidato dall’olio di palma per via di una domanda globale più debole, mentre l’olio di soia ha mostrato un andamento altalenante: i prezzi sono scesi in Sud America grazie alle buone disponibilità stagionali, nonostante la forte richiesta nordamericana di biocarburanti abbia sostenuto il mercato. Restano invece alti i prezzi degli oli di colza e di girasole a causa della scarsità di prodotto.

Per quanto riguarda il comparto della carne, l’indice FAO è rimasto quasi invariato ( +0,1%). I prezzi mondiali della carne bovina sono cresciuti grazie alla solida domanda di importazioni da parte di Cina e Stati Uniti. Al contrario le quotazioni della carne suina hanno subito una flessione dovuta principalmente all’abbondanza di offerta interna e a una domanda di importazione ancora debole all’interno dell’Unione Europea.

Nel settore dei prodotti lattiero-caseari si registra un calo dello 0,5% mensile trascinato soprattutto dal ribasso del burro sui mercati internazionali. I prezzi del formaggio sono rimasti stabili, mentre il latte scremato in polvere ha mostrato un leggero aumento.

Infine lo zucchero ha registrato l’impennata più vistosa del mese, con un +7,5%: il rincaro è legato alla scelta del Brasile di destinare una quota minore di canna alla raffinazione per produrre più etanolo, a cui si aggiungono i timori per l’impatto del fenomeno climatico El Niño sui raccolti di India e Thailandia nel prossimo anno.

Last modified: 20 Agosto 2026