CIBO PER LA MENTE, MAISCOLTURA STRATEGICA PER L’AGROALIMENTARE
IL RILANCIO DEL SETTORE SIA AL CENTRO DELL’AGENDA POLITICA
Il mais rappresenta un pilastro insostituibile del sistema agroalimentare italiano, una materia prima fondamentale per l’alimentazione animale e umana e per le filiere di eccellenza del Made in Italy. Il rilancio della maiscoltura deve dunque tornare al centro dell’agenda politica nazionale, attraverso una strategia condivisa che punti a rafforzare l’approvvigionamento interno, promuovere l’innovazione e garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole. È il messaggio al centro del convegno “Il mais, coltura strategica per la filiera zootecnica e agroalimentare nazionale: analisi e strategie per il rilancio del settore”, promosso da Cibo per la Mente, Assalzoo, Origin Italia e AMI – Associazione Maiscoltori Italiani, che si è svolto oggi a Roma.
All’incontro, ospitato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, sono intervenuti il Sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, Luca De Carlo, Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, la senatrice Maria Nocco, Cesare Soldi, Presidente Associazione Maiscoltori Italiani, Amedeo Reyneri Di Lagnasco, Professore dell’Università di Torino, Sabrina Monica Locatelli, ricercatore del CREA, Massimo Zanin, Presidente Assalzoo, e Nicola Cesare Baldrighi, Presidente Origin Italia.
Scenario e cause della crisi
Il mais rappresenta una delle principali fonti energetiche per l’alimentazione animale e svolge un ruolo essenziale per la competitività delle filiere zootecniche, dal latte e dai formaggi alle carni e alle uova. La sua disponibilità, il costo e la qualità sanitaria incidono sull’intero sistema agroalimentare, con un impatto diffuso che va a interessare anche le produzioni DOP e IGP di derivazione zootecnica, la cui sostenibilità dipende dall’approvvigionamento di materie prime nazionali, nel rispetto dei disciplinari di produzione. Tuttavia, la maiscoltura italiana attraversa una profonda crisi strutturale. Le superfici coltivate a mais da granella si sono quasi dimezzate dal 2000, passando da 1,06 milioni a 541 mila ettari nel 2025. La produzione nazionale, pari a 5,5 milioni di tonnellate nel 2025, dopo un calo di oltre 40% negli ultimi venti anni (nel 2006 l’Italia produceva 9,6 milioni di tonnellate) potrebbe scendere a circa 4 milioni nel 2026, a fronte di un fabbisogno annuo di 12 milioni di tonnellate e di importazioni che nel 2025 hanno raggiunto i 7 milioni. Alla base di questa situazione si intrecciano la progressiva riduzione della redditività della coltura, penalizzata dall’aumento dei costi produttivi e dalla volatilità dei prezzi, e gli effetti dei cambiamenti climatici sulle rese e sulla qualità sanitaria, anche per il rischio di maggiore diffusione di micotossine, nonché le preoccupazioni per il divieto dell’utilizzo dell’urea nel Bacino padano a partire dal 2028. A rendere più complesso il quadro contribuisce la crescente competizione tra le diverse destinazioni produttive del mais, in particolare tra gli impieghi per l’alimentazione animale e quelli a fini energetici.
Le possibili direttrici di intervento
Secondo il settore agroalimentare italiano, il rilancio della maiscoltura nazionale richiede una strategia che riconosca il ruolo centrale del mais da granella nella sicurezza dell’approvvigionamento interno come chiave per la tutela delle filiere e di tutto l’indotto da esse attivato. In questa direzione, è fondamentale rafforzare gli strumenti di politica agricola a sostegno della produzione, valutando anche l’introduzione di un aiuto accoppiato specifico nell’ambito della PAC, e promuovere accordi e contratti di filiera capaci di garantire maggiore stabilità economica ai produttori e agli utilizzatori. Questa strategia deve inoltre favorire un equilibrio tra le diverse destinazioni produttive del mais, garantendo disponibilità sufficiente di materia prima per l’alimentazione animale.
Cruciale è inoltre il ruolo della ricerca e dell’innovazione per rendere la maiscoltura più produttiva, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Il miglioramento genetico, le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e l’adozione di pratiche agronomiche più efficienti possono contribuire ad aumentare le rese e a migliorare la qualità intrinseca del prodotto. Il percorso di rilancio deve poi garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole, esposte alla volatilità dei costi energetici e delle materie prime, e salvaguardare le filiere DOP e IGP, anche attraverso la valutazione di strumenti temporanei di flessibilità, che assicurino la possibilità di continuare a produrre le eccellenze agroalimentari nazionali a base dei prodotti della zootecnia nazionale anche in situazioni eccezionali e nel rispetto della normativa e dei disciplinari di produzione.
“Il rilancio della maiscoltura italiana richiede un impegno condiviso tra istituzioni e tutti gli attori della filiera, al fine di rendere possibile e sostenibile le nostre produzioni zootecniche” ha dichiarato Clara Fossato, portavoce di Cibo per la Mente. “Auspichiamo che il settore possa essere riconosciuto per la sua strategicità, attraverso un confronto strutturato e una programmazione di lungo periodo, capace di garantire sostenibilità economica agli agricoltori e tutelare le eccellenze agroalimentari del Paese”.
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Last modified: 29 Ottobre 2026





