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Cibo, le prospettive della primavera 2023

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I prezzi elevati delle materie prime lo scorso anno hanno contribuito a contrastare gli elevati costi dei fattori di produzione e il reddito agricolo è aumentato in media, con significative disparità settoriali e regionali. È quanto emerge dal Rapporto sulle prospettive a breve termine della primavera 2023 del Dipartimento per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale della Commissione Europea.

Il calo dell’inflazione energetica e le attuali previsioni macroeconomiche dell’UE potrebbero portare un po’ di sollievo per quanto riguarda i prezzi dei fattori di produzione alimentare. I fertilizzanti, in particolare quelli a base di azoto, potrebbero diventare più disponibili e convenienti rispetto al 2022, seppure con prezzi ancora doppi (come per l’energia) rispetto al 2020. Gli agricoltori mostrano capacità di adattamento alla nuova situazione climatica, optando per colture con meno esigenze di fertilizzanti e pianificando un uso di quelli minerali inferiore alla media anche nel medio termine. L’inflazione alimentare rimane alta, con i prezzi alimentari medi dell’UE superiori del 19,5% rispetto a un anno fa e le previsioni non mostrano segni di miglioramento, cosa che potrebbe portare i consumatori ad acquistare prodotti alimentari di base più economici, cambiando le preferenze tra diversi tipi di alimenti, ad esempio consumando più carne avicola e meno carne bovina.

Alcuni prodotti agricoli tuttavia hanno sentito l’impatto della siccità e degli eventi climatici: la produzione di olio d’oliva dell’UE nel 2022/2023 è diminuita di quasi il 40% su base annua, cosa che potrebbe comportare un aumento dei prezzi al consumo e all’esportazione, e anche la qualità del raccolto di arance dell’UE sembra averne risentito. Al contrario, la produzione di vino dell’UE è in aumento e le esportazioni stabili al 3% al di sopra della media quinquennale. Il clima caldo e secco ha avuto un impatto sulla produzione cerealicola, in particolare il mais con rese che sono diminuite del 25%, anche se l’aumento delle importazioni dall’Ucraina aiuta le regioni dell’UE colpite dalla siccità a soddisfare il loro consumo interno, la maggior parte del quale è assorbito dalla domanda di mangimi. Le esportazioni di grano sono aumentate del 9,4%, a 32 milioni di tonnellate. La produzione di semi oleosi dell’UE nel 2023/24 potrebbe aumentare del 7% su base annua per raggiungere un nuovo record di 33,6 milioni di tonnellate.

La produzione di latte dell’UE è rimasta piuttosto stabile nel 2022, anche se con un contenuto di grassi e proteine del latte inferiore, e quindi con una ridotta disponibilità di trasformazione. La produzione di carne bovina dell’UE è invece diminuita nel 2022 del 2,4% e dovrebbe diminuire ulteriormente nel 2023 dell’1,6%. Questo calo, che sembra dover continuare anche nel medio periodo, potrebbe trainare al ribasso la produzione cerealicola e mangimistica: il consumo pro capite di carne bovina infatti dovrebbe seguire una tendenza al ribasso a lungo termine e potrebbe rimanere leggermente al di sotto dei 10 kg nel 2023 (-1,7%), anche perché la carne bovina è più costosa rispetto ad altri tipi di carne. Analogamente, la produzione di carne suina è diminuita in media del 5,6%. A causa dell’offerta limitata, il consumo domestico è diminuito del 2,8% nel 2022 e nel 2023 scenderà ulteriormente del 5,5%. Il consumo di carne avicola potrebbe aumentare del 2,5% e le importazioni dell’UE dovrebbero aumentare del 7% nel 2023 per coprire questa crescita della domanda.