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Emissioni di metano dal settore zootecnico europeo, il dibattito entra nel vivo

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Il dibattito sull’impatto ambientale del settore zootecnico europeo è entrato nel vivo in vista della votazione al Parlamento Europeo sulla Direttiva sulle Emissioni Industriali. Questa direttiva, oggetto di divisioni tra l’AGRI Committee, che si oppone, e l’ENVI Committee, che la sostiene, ha suscitato accese polemiche riguardo alla sua potenziale minaccia per il clima, l’ambiente e la sicurezza alimentare dei cittadini europei. In particolare il confronto si concentra sulla pratica di equiparare le aziende di allevamento di media dimensione a fabbriche industriali altamente inquinanti.

Secondo l’analisi che fa FEFAC (l’organizzazione europea più importante del settore mangimistico) del dibattito sul tema, il punto di contestazione centrale riguarda il ruolo attribuito alle emissioni di metano derivanti dal bestiame. Mentre alcuni esperti sottolineano il contributo di queste emissioni all’effetto serra, altri puntano il dito verso altri settori, come l’energia e i trasporti, quali principali responsabili delle emissioni di gas serra nell’UE.

Secondo l’EU Inventory 2021, l’energia rappresenta il 27% delle emissioni totali dell’UE, seguita dai trasporti al 22,5%, dall’industria al 22% e dal consumo residenziale al 13%. L’agricoltura si posiziona al quinto posto, contribuendo all’11% delle emissioni complessive; tuttavia alcuni esperti sostengono che bisogna considerare anche l’assorbimento di carbonio nelle aree rurali, che ridurrebbe la quota del settore zootecnico al 4%. L’allevamento del bestiame europeo ha già ottenuto significative riduzioni delle emissioni di CO2 nel corso degli anni, il che dimostra l’impegno del settore verso una maggiore sostenibilità; alcune proposte legislative sembrano però ignorare questi progressi e concentrarsi sulla riduzione dell’allevamento senza valutare tutte le implicazioni.

Gli ambientalisti fanno notare che il metano prodotto dai bovini durante la digestione ha un impatto a breve termine sulla temperatura atmosferica, ma questo non sembra essere adeguatamente preso in considerazione nelle politiche proposte. Alcuni sostengono che eliminare il bestiame ruminante potrebbe essere un approccio “semplice” per raggiungere gli obiettivi climatici, ma altri esperti mettono in guardia contro il pericolo di “spostare il problema” senza risolverlo completamente.

Un’altra preoccupazione riguarda il possibile impatto sulla sicurezza alimentare europea. La forzata riduzione delle attività zootecniche potrebbe comportare una minore disponibilità di proteine di alta qualità nell’UE, con un aumento delle importazioni da Paesi terzi, dove l’efficienza dell’allevamento potrebbe essere inferiore. Inoltre, la riduzione dell’allevamento avrebbe implicazioni negative per la gestione del territorio, con il rischio di abbandonare pascoli importanti per l’assorbimento di CO2 e per l’agricoltura biologica. Anche la produzione di prodotti artigianali locali potrebbe subire un duro colpo a causa della diminuzione delle materie prime disponibili.

Insomma, il dibattito sulle emissioni di metano del settore zootecnico europeo è complesso e controverso. Mentre la comunità scientifica si divide sulle reali responsabilità del bestiame riguardo al cambiamento climatico, è fondamentale adottare una prospettiva olistica che consideri tutti i settori e le loro interconnessioni prima di prendere decisioni drastiche che potrebbero avere gravi conseguenze sull’ambiente e sull’economia.