Giornata del mais 2026 – Sfide per la sostenibilità: mercati, micotossine e nutrizione azotata
di Chiara Lanzanova, Helga Cassol, Daniela Pacifico, Carlotta Balconi, Sabrina Locatelli – CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Bergamo
*e-mail: chiara.lanzanova@crea.gov.it
Il consueto appuntamento annuale organizzato dal CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Bergamo si è confermato l’evento di riferimento per riflettere sulle strategie da adottare per rendere il settore sempre più competitivo e resiliente.
“Disporre a livello nazionale di un ente che include competenze scientifiche trasversali che possono lavorare insieme all’intero mondo della ricerca pubblica, significa poter affrontare le sfide complesse del settore agricolo da più punti di vista. La multidisciplinarietà scientifica è il nostro punto di forza che sempre di più vogliamo rafforzare in collaborazione con le altre istituzioni e con gli stakeholder per favorire un continuo avvicinamento tra il mondo della ricerca e quello agricolo. Fa impressione pensare a questa filiera mais che in Italia è stata per tanti anni autosufficiente e che pian piano, purtroppo, per mille motivi ha perso la sua capacità di autoapprovvigionamento. Siamo sempre più dipendenti in un mondo complicato dove le tensioni geopolitiche, gli scambi commerciali difficili e soprattutto il cambiamento climatico rendono sempre più volatile il mercato e sempre più incerto quindi il settore e le possibilità dei nostri imprenditori di produrre con certezza e con previsione di reddito. Continuare a tenere viva la ricerca sul mais vuol dire tenere viva l’attenzione su questa filiera strategica per il nostro paese e alla quale non possiamo rinunciare. La ricerca può fare tanto e dare risposte ma occorre anche finanziarla e questo è l’impegno che costantemente teniamo con gli enti finanziatori in primis il Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste”. È quanto afferma all’apertura del Convegno la Dott.ssa Maria Chiara Zaganelli, Direttrice Generale del CREA – Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria.
MERCATI
Quadro di riferimento economico del mais
La giornata è iniziata con l’intervento del Prof. Dario Frisio (UNIMI) che ha fornito il quadro di riferimento economico del mais in Italia (Foto 1), con superfici in crescita, dopo un biennio particolarmente negativo, e rese in lieve aumento, pari in media a poco più di 10 t/ha; la campagna maidicola 2025 ha mostrato, quindi, segni di ripresa confermando comunque lo stato di sofferenza del comparto. Dopo che nel 2024 le superfici a mais da granella avevano fatto segnare il minimo storico degli ultimi 160 anni con circa 495 mila ettari, nel 2025 sono state stimate pari a 540 mila ettari (+9%), comunque ancora inferiori a quelle del 2022. La produzione raccolta è così risalita da 4,9 a 5,5 milioni di tonnellate, rimanendo però largamente insufficiente, coprendo appena il 45% del fabbisogno nazionale. Nella campagna commerciale 2024/2025 il deficit della bilancia commerciale, confermando pienamente le previsioni formulate nel corso della precedente edizione della Giornata del Mais, è ulteriormente peggiorato arrivando al nuovo record storico di 7,1 milioni di tonnellate (+3%), con un costo netto salito a quasi 1,6 miliardi di euro (+9%) anche a causa di un aumento del 6% nei prezzi medi all’importazione.
MICOTOSSINE
Risultati del monitoraggio delle micotossine del mais
La mattinata è proseguita con la presentazione della Dott.ssa Sabrina Locatelli (CREA) riguardante il monitoraggio delle micotossine nel mais, tema centrale per la sicurezza alimentare. Sono stati mostrati interessanti risultati sull’evoluzione, nel corso degli ultimi quindici anni, della distribuzione geografica delle due principali micotossine presenti nel mais: fumonisine e aflatossina B1. Come esposto nella presentazione, nel 2025 la qualità sanitaria del mais è stata fortemente influenzata da condizioni climatiche sfavorevoli in quanto la campagna maidicola è stata segnata da semine ritardate, terreni compattati e da un’estate caratterizzata da alte temperature e siccità prolungata; condizioni che hanno favorito soprattutto lo sviluppo di aflatossine e fumonisine, come evidenziato dai dati della Rete Qualità Mais del CREA. Per quanto riguarda la presenza di aflatossina B1 nel 2025 il 15% dei campioni analizzati ha mostrato un contenuto superiore a 20 μg/kg, indicato come soglia massima consentita dal regolamento UE 574/2011 per i mangimi. La distribuzione geografica della presenza di questa micotossina ha mostrato che le zone del centro e l’area adriatica hanno mostrato i livelli di contaminazione più elevati, con il 24% e il 23% dei campioni che superano il valore limite di 20 μg/kg. Le aree Est e Ovest hanno evidenziato percentuali più contenute, mentre l’area Sud Po si colloca in una posizione intermedia, con circa il 19% dei campioni oltre la soglia. L’annata 2025 si è confermata gravosa anche per il contenuto di fumonisine. Il 72% dei campioni analizzati ha mostrato valori superiori alla soglia di 4 mg/kg, valore limite stabilito dal regolamento UE 915/2023 per il mais destinato all’alimentazione umana. Inoltre, una quota rilevante (44%) ha oltrepassato i 10 mg/kg, fascia che a livello europeo è particolarmente attenzionata per l’ambito mangimistico.
Biocontrollo per la prevenzione della contaminazione da aflatossine: considerazioni e prospettive
L’intervento della Prof.ssa Paola Battilani (UCSC) si è focalizzato sulla presentazione di una strategia di prevenzione che consente di mitigare il problema delle aflatossine in mais: il biocontrollo. Dal 2003, la contaminazione da aflatossine, prodotte principalmente dal fungo Aspergillus flavus, impatta in modo significativo sulla maiscoltura italiana. Questa sostanza, con effetti tossici acuti e cronici gravi sulla salute dell’uomo e degli animali, è regolamentata in Europa con limiti molto stringenti per il mais e i derivati, ma anche per il latte, che può essere contaminato se l’animale ha ingerito alimenti contaminati.
Ad oggi in Italia l’unico intervento preventivo che direttamente riduce la contaminazione è il biocontrollo che si basa sull’utilizzo del medesimo fungo autoctono e atossigeno, ossia incapace di produrre la micotossina, che agisce per esclusione competitiva con il ceppo “cattivo e tossigenico” presente nell’ambiente, impedendo a quest’ultimo di svilupparsi.
Un lungo percorso di selezione ha portato ad individuare il principio attivo e ad ottenere il prodotto commerciale noto con il nome di AF-X1. Altrettanto lungo è stato il percorso registrativo iniziato nel 2018 che, pur non avendo evidenziato criticità, si spera si possa concludere nella migliore delle ipotesi nel 2026. Il prodotto è comunque già a disposizione degli agricoltori dal 2015, con rinnovo annuale dell’autorizzazione temporanea di impiego. Questo, al momento, ne circoscrive l’applicazione al mais destinato ad uso zootecnico e non ne consente l’impiego in agricoltura biologica, elementi che, almeno in parte, spiegano la contenuta diffusione di impiego sul territorio nazionale. L’auspicio è che nel prossimo futuro sia compresa dalla filiera l’importanza della prevenzione, in una visione territoriale e non solo aziendale, per minimizzare i rischi di esposizione all’aflatossina, confermata come problema ricorrente seppure di entità variabile in zone e annate diverse. Al termine dell’intervento è stata evidenziata la speranza di avere in tempi brevi a disposizione il prodotto senza gli attuali vincoli, a conclusione del lunghissimo percorso di registrazione.
NUTRIZIONE AZOTATA
L’impatto economico dell’urea e della concimazione azotata nel mais
La giornata è proseguita affrontando la tematica legata all’urea grazie all’intervento del Dott. Pietro Zannol (Nomisma). L’azoto è il principale nutriente per la crescita delle colture agrarie e, nel caso dei cereali, in particolare del mais, viene fornito prevalentemente sotto forma di urea. L’urea è un concime minerale azotato caratterizzato da un titolo di azoto pari al 46% ed è la forma di azoto più comune nei piani di concimazione di aziende cerealicole situate in Pianura Padana. Questo fertilizzante è fondamentale per garantire rese elevate e valore economico alla produzione maidicola. Tuttavia, le emissioni di gas climalteranti legate alla sua distribuzione in campo ne mettono in discussione la sostenibilità ambientale, determinando l’introduzione di restrizioni e limitazioni normative su un concime così essenziale. In questo contesto esistono strategie agronomiche alternative alla concimazione azotata tradizionale in grado di ridurre o sostituire l’uso dell’urea solida non protetta, che cercano di coniugare sostenibilità economica e ambientale nella concimazione del mais. Alcune strategie agronomiche mirano in particolare all’aumento dell’efficienza d’uso dell’azoto tramite l’interramento del fertilizzante con sarchiatura o rincalzatura e al miglioramento della biodiversità e della struttura del suolo grazie all’impiego di cover crops, rotazioni colturali e biostimolanti. Inoltre la sostituzione dell’urea con concimi contenenti esclusivamente urea protetta rappresenta un ulteriore approccio alternativo da considerare per limitare l’impatto ambientale.
Valorizzazione dei reflui zootecnici a sostituzione della nutrizione minerale
Le problematiche di carattere ambientale legate all’eccessiva presenza di azoto minerale possono essere affrontate considerando la sostituzione di quest’ultimo con i reflui zootecnici, ha affermato il Prof. Marco Acutis (UNIMI). L’utilizzo di reflui zootecnici apre però uno scenario in cui è necessario considerare un’appropriata logistica per il trasporto dei reflui e impianti pensati per la gestione di questi ultimi. Le due principali forme di reflui utilizzabili sono digestato e liquame ed entrambi presentano vantaggi e svantaggi. Durante l’intervento è stata sottolineata l’importanza di sfruttare al meglio le conoscenze tecnologiche e le innovazioni tecniche per rendere la sostituzione della nutrizione minerale efficiente e sostenibile da parte dell’agricoltore. Inoltre si è posta l’attenzione sulle pratiche di distribuzione che limitano maggiormente la dispersione di azoto nell’aria, tra le quali l’interramento del liquame e la distribuzione dell’urea in copertura. A conclusione dell’intervento sono stati discussi diversi scenari che illustravano l’effetto della sostituzione sulle emissioni e sulla presenza di carbonio organico in diversi suoli confermando la sostenibilità economica e ambientale derivante dalla sostituzione parziale o totale di azoto minerale con reflui zootecnici.
SPERIMENTAZIONE CREA 2025
I risultati delle Reti Nazionali di confronto varietale mais
Nella seconda sessione il Dott. Gianfranco Mazzinelli (CREA) ha esposto i risultati delle Reti Nazionali di confronto varietale coordinate dal CREA sugli ibridi di mais da granella e trinciato integrale.
Dopo la deludente precedente stagione, il 2025 ha registrato un incremento generalizzato delle rese, stimabile in circa il 5% secondo il servizio di monitoraggio dell’UE, accompagnato però ancora da problematiche sanitarie del prodotto raccolto in termini di contaminazioni diffuse da aflatossine. L’andamento stagionale è stato, infatti, generalmente favorevole, con una primavera caratterizzata da precipitazioni contenute e temperature inferiori rispetto al 2024, che tuttavia hanno consentito l’avvio delle semine anticipatamente, con una buona partenza e un successivo rapido sviluppo della coltura soprattutto grazie al deciso rialzo termico avvenuto nella terza decade di aprile. Se escludiamo il mese di giugno, il più caldo in assoluto almeno degli ultimi 25 anni, oltre che tra i più siccitosi, i successivi mesi estivi sono stati favorevoli con temperature non eccessivamente elevate e precipitazioni sopra la media e ben distribuite. Non sono mancati però fenomeni temporaleschi violenti, con forti venti e grandine che hanno determinato allettamenti generalizzati.
La resa media degli ibridi medio-tardivi da granella si è attestata sui 14,5 t/ha, il 10,3% in più rispetto alla stagione maidicola precedente. P1916, Dkc6492 e Kws Kaleido di classe Fao 600, Brioso, P0937 e MAS 529D di classe Fao 500, sono risultati gli ibridi più performanti. Ancora meglio si sono comportati gli ibridi precoci, con una resa media di 12,5 t/ha, superiore del 14,7% rispetto al 2024. Tra essi hanno prevalso Lid 5410, Rgt Cedexx e Lid 3306C per la classe Fao 200, P9911, P9944 e Dkc4231 per la 300 e Dkc5432, Socalixx e Rgt Pinxxfloyd per la 400. Anche per il trinciato integrale sono state registrate buone rese, pari a 24,6 t/ha, con un incremento del 13% rispetto alla precedente annualità, mentre sia la qualità in termini di valore nutritivo che la digeribilità della fibra sono risultati inferiori. Romulo, Dkc7023 e Sy Antex sono stati i più produttivi, con rese superiori a 25,5 t/ha di s.s., mentre per la qualità del foraggio i migliori sono risultati Bobcat, Dkc6492 e 7585C.
Nuovi criteri di valutazione varietale per un mais più sostenibile
Infine la Dott.ssa Anna Pia Maria Giulini (CREA) ha presentato i dati delle prove d’iscrizione registro di nuove varietà di mais 2025. Ha inoltre illustrato le principali novità in discussione nell’ambito della proposta di una nuova normativa europea sulle sementi. L’intervento si è concluso con un aggiornamento sulle principali tematiche di ricerca sul mais in corso presso il Centro di ricerca Difesa e Certificazione.
La registrazione della Giornata del Mais 2026 e le presentazioni dei relatori sono disponibili sul sito del CREA.
Ringraziamenti: un ringraziamento a Andrea Bossi, Mirko Carrara, Rossano Clementi, Sergio Forte, Stefania Mascheroni, colleghi di CREA-CI, per aver collaborato attivamente all’organizzazione del convegno.
fertilizzanti azotati granella di mais mais mais granella micotossine
Last modified: 25 Aprile 2026





