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Pronti a ripartire: quattro punti per affrontare il futuro

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Il contributo della mangimistica allo sviluppo del Paese è un patrimonio in termini sociali ed economici che non solo non può essere dimenticato, ma va rilanciato. Ci sono i meriti di imprenditori, piccoli e grandi, che hanno garantito consumi alimentari ad una fascia sempre più ampia di italiani: carne, uova e latte sempre disponibili sulle tavole e a prezzi accessibili per tutti. Alimenti genuini, sicuri, che hanno migliorato lo stile di vita degli italiani. Di fronte alle incertezze attuali, bisogna ritrovare quella spinta ideale per affrontare con decisione il futuro. Siamo pronti a ripartire, facendo leva su temi che, ieri come oggi, rappresentano la spina dorsale del nostro impegno: sicurezza alimentare, energia, infrastrutture, competitività.    

 

La sicurezza alimentare. Noi produttori italiani, nell’ultimo decennio, abbiamo subito e gestito le emergenze provocate da “altri”. Emergenze sanitarie o alimentari delle quali non siamo mai stati responsabili, grazie alle garanzie in termini di controlli e procedure che ci siamo dati in termini di autodisciplina prima che ci fossero imposte. Se l’eccellenza del Made in Italy è riconosciuta nel mondo è perché abbiamo saputo rimboccarci le maniche, lavorando duro per salvaguardare la nostra immagine. Penso al Codex Assalzoo, un investimento in termini di qualità e reputazione che abbiamo realizzato in anticipo, elevando l’”asticella” della sicurezza alimentare. Cosa che ci ha sempre messo al riparo da qualsiasi tipo di scandalo.    

 

Energia. L’energia sta diventando una delle voci più “pesanti” del nostro fare impresa. Si è passati da alcune migliaia di euro a bollette di decine migliaia di euro. Basta pensare che gli oneri indicati come “incentivi per costruzioni di impianti da fonti rinnovabili” pesano dal 30 al 35% sul totale dei costi energetici. Un fardello che limita la possibilità di fare nuovi investimenti, di assumere nuovo personale e fa lievitare i costi di produzione. È necessario al più presto un intervento per alleggerire questi costi per le imprese. Le energie rinnovabili sono una grande conquista, ma possono anche rivelarsi dannose per l’industria. È il caso del fotovoltaico: c’è stato un incremento disordinato ed eccessivo degli impianti che ha rischiato di strappare ettari su ettari alle produzioni alimentari. Ci siamo battuti per evitare che questo avvenisse. Porto l’esempio della Puglia, dove, dopo vivaci contestazioni delle quali siamo stati anche protagonisti, la Regione è intervenuta disciplinando il settore e orientando l’installazione sui tetti. Stesso dicasi per i biocombustibili. Possiamo davvero permetterci di togliere cibo dalla bocca di uomini e animali per alimentare le auto?    

 

Infrastrutture. Direttamente collegato al tema dell’energia c’è quello delle infrastrutture, che soprattutto al Sud sono uno dei nervi scoperti del nostro fare impresa. Eppure anche le difficoltà si possono trasformare in vantaggi, sfruttando la posizione geografica della nostra Penisola e le vie di comunicazione marittime. Abbiamo sperimentato, con la nostra azienda, un modello che ci ha portato notevoli vantaggi. Nel 2012 abbiamo trasportato il 32% delle materie prime su nave e rotaia, raggiungendo tre obiettivi: ridurre il numero di tir su strada, ridurre l’emissione di CO2 e conseguire anche un significativo risparmio.    

 

Competitività. La questione dell’approvvigionamento apre un capitolo amaro. Abbiamo reso il marchio “Italia” stimato e invidiato nel mondo, anche a costo di sacrifici. Siamo dipendenti dall’estero per la quota maggioritaria delle nostre materie prime. Urge un cambiamento di rotta, perché le politiche che finora sono state adottate, a livello europeo e nazionale, hanno spesso finito per incidere in maniera negativa sulla nostra competitività. La scelta europea di produzioni ridotte e a prezzi alti, per esempio, è stata nel corso del tempo un danno per la nostra agricoltura e adesso se ne vedono i frutti in raccolti insufficienti. Abbiamo bisogno di una Pac diversa, più vicina alle esigenze di chi in questi anni ha dato tanto alla filiera agroalimentare e zootecnica, spesso non ricevendo in cambio altrettanta attenzione. 

Antonio Galtieri, vicepresidente Assalzoo