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Robot e droni, la tecnologia scende in campo agricolo

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Più automatizzazione nei terreni coltivati grazie all’uso di robot e droni: è questa la prospettiva presentata all’Oxford Farming Conference e accolta con entusiasmo da Owen Paterson, segretario di stato britannico per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari agricoli. “Voglio che i mostri contadini e produttori alimentari abbiano accesso al ventaglio più ampio possibile di tecnologie, dalle nuove applicazioni della robotica e dalla tecnologia sensoriale alle nuove illuminazioni LED per le serre e ai broccoli che sconfiggono il cancro”. In altre parole, Paterson auspica un’innovazione a tutto tondo.

 

Per quanto riguarda, nello specifico, l’automatizzazione dei processi agricoli, la robotica offre già diverse possibilità, dal robot che elimina le piante infestanti alla base delle coltivazioni a quello che pota i vigneti, passando, nel settore dell’allevamento, anche per i robot per la mungitura. La ricerca non si è però ancora fermata e al momento sono in via di progettazione anche macchinari che permetterebbero di monitorare a distanza la crescita delle piante, l’umidità e i sintomi di eventuali patologie. Non solo, a contribuire all’evoluzione tecnologica dell’agricoltura sono anche i droni, velivoli senza pilota che potrebbero essere utilizzati per sorvegliare i campi di grandi dimensioni.

 

Secondo Peter Kendall, presidente della National Farmers Union, “l’uso di robot senza pilota è piuttosto futuristico, ma ci si sta lavorando. Così come per le operazioni sul campo, c’è potenziale anche nella raccolta dei frutti e addirittura nella gestione del bestiame”. Di opinione simile è anche Emma Hockridge, esperta della Soil Associacion, secondo cui “l’uso potenziale dei robot nelle aziende agricole viene discusso da anni, ma non abbiamo visto ancora nulla di pratico vicino all’immissione sul mercato”. Anche i più entusiasti si mantengono cauti, prevedendo che saranno necessari anni, o più probabilmente decenni, prima che strumenti di questo tipo possano essere messi in commercio. Gli esperti stimano che si dovrà aspettare addirittura fino al 2050.

 

Silvia Soligon