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Trasporto merci, la strada cresce il doppio del treno

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di Miriam Cesta, Redazione

Nel bollettino statistico pubblicato dall’Istat e dedicato al trasporto merci su strada e ferrovia per il 2024, si conferma una tendenza strutturale che fatica a invertirsi: nell’arco dell’ultimo decennio (2014-2024) i volumi movimentati su strada sono cresciuti del 29,6% – più del doppio rispetto al +13,8% registrato dal trasporto ferroviario. Il dato fotografa con chiarezza la persistente dipendenza del sistema logistico italiano dalla gomma. Con un rapporto di ripartizione modale che è al 92,1% su strada e al 7,9% su ferrovia.

Entrando nel dettaglio dei numeri, nel 2024 i vettori italiani su strada hanno movimentato 1.110,5 milioni di tonnellate per 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro, con un incremento del +5,2% rispetto all’anno precedente. Il solo trasporto interno ha raggiunto 1.084,2 milioni di tonnellate e 136,1 miliardi di tonnellate-chilometro. La movimentazione ferroviaria, comprensiva di operatori esteri, si è fermata a 94,6 milioni di tonnellate e 22,9 miliardi di tonnellate-chilometro, pressoché stabile rispetto al 2023.

Si tratta di un confronto senza possibilità di appello. Per ogni tonnellata di merce che percorre un tragitto interamente italiano su rotaia, ce ne sono circa trenta che viaggiano su ruota. Questo divario non riguarda peraltro solo i volumi. La quota modale ferroviaria in Italia si attesta attorno al 13%; questo dato si colloca ben al di sotto della media europea che si attesta intorno al 19-20% ed è lontanissimo da realtà come Svizzera e Austria, dove il cargo ferroviario sfiora il 35%.

Rispetto alla movimentazione merci dell’Ue27 l’Italia si posiziona comunque al quarto posto per trasporto ferroviario (6,1% del totale in tonnellate-chilometro) e al quinto per quello stradale (8,2%). La posizione di rilievo rispecchia, da un lato, le dimensioni dell’economia nazionale nel contesto continentale e, dall’altro, evidenzia allo stesso tempo il peso di una transizione modale ancora incompiuta.

Tale squilibrio pesa infatti sulla capacità del sistema Paese di rispettare gli obiettivi di sostenibilità europei, che prevedono entro il 2030 lo spostamento di almeno il 30% del cargo su distanze superiori a 300 km dalla strada verso il trasporto ferroviario o le vie d’acqua. Al momento questo traguardo, considerando i trend attuali, appare difficile da raggiungere senza investimenti significativi sull’intermodalità e sui collegamenti di ultimo miglio tra rete ferroviaria e poli produttivi. In questa direzione si è mosso il PNRR, stanziando 954 milioni di euro. La sfida rimane trasformarli in infrastrutture operative entro i tempi previsti.

Last modified: 13 Luglio 2026