Zootecnia, il cambio di visione dell’Europa
di Silvano Petri, Redazione
Agli inizi di luglio la Commissione europea ha varato una nuova strategia per la zootecnia capace di garantire che il settore rimanga forte sul lungo periodo in ambito continentale. Si tratta di fatto della prima strategia europea elaborata specificamente per il settore zootecnico, che delinea le linee d’azione delle politiche comunitarie negli anni a venire. La definizione del piano nasce a seguito di un lungo percorso di consultazione: il pacchetto di riforme è frutto di oltre un anno di confronto tra Commissione, stati membri, associazioni di categoria e società civile. La zootecnia riveste infatti un ruolo fondamentale nell’economia europea: vale 400 miliardi di euro di fatturato annui, si compone di oltre 4 milioni di aziende agricole e offre lavoro a 7 milioni di persone, spesso in aree rurali a rischio di spopolamento. Questa forza produttiva si riflette pure sul fronte commerciale: nel solo 2025 l’Unione europea ha esportato prodotti di origine animale per 53 miliardi di euro, mentre le importazioni sono state di soli 16 miliardi di euro con un saldo positivo di 37 miliardi di euro.All’interno della nuova strategia per la zootecnica piano sono cinque i pilastri che definiscono l’ampio spettro di azioni che riguardano il settore. Entrando nel dettaglio:
Scudo contro le crisi nella gestione del rischio – Il primo obiettivo è rendere il settore più resistente agli shock climatici, sanitari e di mercato. Il fulcro di questo approccio si trova in un nuovo strumento finanziario europeo dedicato alla gestione dei rischi in agricoltura con un potenziamento di assicurazioni, riassicurazioni e fondi mutualistici a disposizione degli allevatori. Dal punto di vista sanitario, la Commissione prospetta un completo cambio di approccio nella gestione delle malattie animali (peste suina, aviaria): meno abbattimenti di massa, più prevenzione con l’individuazione precoce delle patologie e l’utilizzo delle vaccinazioni. È allo studio inoltre una nuova categoria sanitaria di “indennità con vaccinazione”, che permetterebbe di commerciare a livello internazionale animali vaccinati senza le attuali restrizioni.
Competitività e reciprocità commerciale – Il piano prospetta una transizione verso gli allevamenti senza gabbie (in risposta all’iniziativa “End the Cage Age”) con fondi di sostegno dedicati, senza tuttavia avere un calendario vincolante immediato. Parallelamente, l’Unione europea si impegna a introdurre clausole di reciprocità con i partner commerciali; in primo luogo c’è la pretesa che i prodotti importati da paesi terzi rispettino standard equivalenti a quelli europei, in particolare sui temi del benessere animale e ambientale. L’obiettivo principale è quello di evitare che regole più severe in Europa avvantaggino la concorrenza esterna di contesti produttivi meno regolati.
Sostenibilità su misura per ogni sistema di allevamento – Messo da parte l’approccio con le penalizzazioni generalizzate che caratterizzava il Green Deal, la Commissione ha deciso di sviluppare dei metodi armonizzati per calcolare le emissioni reali a livello di singola azienda, oltre a promuovere una gestione efficiente dei nutrienti e un’economia circolare delle risorse. Sul benessere animale sono previste revisioni mirate e graduali: normativa su galline ovaiole e polli da carne entro fine 2026, seguita nel 2027 da una proposta sul benessere dei suini; ogni evoluzione si fonda su evidenze scientifiche e avrà dei periodi di transizione con sostegno economico per gli allevatori.
Presidio del territorio rurale – Per contrastare l’abbandono delle aree vulnerabili e a rischio spopolamento, insieme con gli Stati membri la Commissione elaborerà un piano dedicato supportato da un osservatorio sulle questioni territoriali e sulle dinamiche demografiche. È prevista una tabella di marcia per macelli mobili o a bassa capacità attraverso i quali riuscire ad accorciare le filiere, a ridurre lo stress da trasporto degli animali e a rafforzare le economie locali grazie a catene del valore integrate a livello territoriale.
Marchio di Eccellenza europeo – È prevista inoltre la creazione di un sistema di certificazione pensato per rendere più visibili e remunerativi sul mercato gli standard più elevati della normativa europea in termini di qualità, sostenibilità e provenienza del prodotto. In questa prospettiva viene rafforzata l’etichettatura di origine e valorizzate le pratiche virtuose come la produzione a basse emissioni, l’uso di mangimi locali e gli elevati standard di benessere animale. L’obiettivo finale è riuscire a comunicare meglio ai consumatori il valore aggiunto della produzione europea rispetto a quella importata.
Il piano d’azione per le proteine
Il piano nasce per affrontare una vulnerabilità strutturale della produzione continentale. L’Europa dipende fortemente dalle importazioni di proteine vegetali per l’alimentazione animale, in particolare della soia e dei suoi derivati. Al momento solo il 25% delle proteine vegetali consumate nell’Unione è prodotto nel mercato interno; l’obiettivo del piano è portare questa quota al 35% entro il 2035. Gli strumenti previsti includono:
- incentivi alla coltivazione di leguminose (piselli, fave, lupini), colza e girasole nei campi europei per ridurre la dipendenza dalla soia importata;
- sviluppo delle filiere di trasformazione con investimenti in stoccaggio e impianti di lavorazione delle colture proteiche nazionali;
- confronto permanente con gli Stati membri per promuovere lo scambio di buone pratiche, il rafforzamento della cooperazione e il monitoraggio dei progressi verso l’obiettivo del 2035;
- maggiore circolarità delle risorse valorizzando i sottoprodotti alimentari e riducendo gli sprechi lungo la filiera mangimistica.
Il dossier proteine è particolarmente rilevante per l’Italia che vanta numerose filiere zootecniche di qualità (Dop e Igp legate a latte e carni). Una rinnovata strategia continentale sulle proteine potrebbe diventare una leva positiva a livello agricolo e poi industriale per ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Il contesto politico
Il piano segna un cambio di rotta sostanziale rispetto al Green Deal: non più un settore da limitare, ma un settore diffuso e strategico da proteggere con un approccio basato su incentivi economici e percorsi volontari, e non da divieti. La Commissione, attraverso il gruppo di lavoro UE sul settore zootecnico, monitorerà lo sviluppo del piano, riferendo sulla sua attuazione e garantendo che le azioni restino in linea con gli obiettivi chiave. Rispetto al piano proteine un ruolo centrale viene svolto dal confronto con gli Stati membri, attraverso il quale verranno scambiate le buone pratiche e fissati i progressi compiuti.
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Last modified: 30 Ottobre 2026





