Digestato e fertilizzazione azotata: quanto può sostituire i concimi minerali?
Helga Cassol1, Gian Fausto Bigoni1, Andrea Bossi1, Mirko Carrara1, Chiara Lanzanova1, Stefania Mascheroni1, Elia Premoli2, Giovanni Cabassi3 e Sabrina Locatelli1*
1CREA Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, Bergamo,
1CREA Centro di ricerca Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari, Treviglio (BG),
CREA Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura, Lodi.
*e-mail: sabrina.locatelli@crea.gov.it
Ridurre l’impiego dei fertilizzanti azotati minerali senza penalizzare la produttività delle colture è oggi una priorità tecnica ed economica per l’agricoltura. Il tema è particolarmente rilevante per le aziende zootecniche, che dispongono di effluenti e digestati ricchi di nutrienti, ma devono gestirli nel rispetto di limiti normativi stringenti e con tecniche capaci di contenere le perdite verso l’ambiente.
Il punto non è, quindi, stabilire se il digestato abbia un valore fertilizzante: questo aspetto è già ampiamente riconosciuto. La questione centrale è capire in quale misura, con quali tecnologie di frazionamento e attraverso quali modalità di distribuzione il digestato possa sostituire l’azoto di sintesi, mantenendo rese adeguate e minimizzando contemporaneamente la lisciviazione dei nitrati e le emissioni in atmosfera.
A questa domanda cerca di rispondere il progetto VIDEO – Valorizzazione innovativa del digestato per l’efficienza e l’ottimizzazione della nutrizione azotata, finanziato dal MASAF e coordinato dal CREA Zootecnia e Acquacoltura. Il progetto coinvolge altri centri CREA e l’Università degli Studi di Milano e si basa su prove agronomiche condotte principalmente su mais e sorgo, affiancate da monitoraggi ambientali e attività di modellizzazione.
Una rete di prove su mais e sorgo
Nel 2026 il progetto ha avviato una rete sperimentale articolata in cinque siti: Bergamo, Cicognolo (CR), Orzinuovi (BS), Sezze (LT) e Treviglio (BG). Le sperimentazioni interessano principalmente il mais e, in una prova, il sorgo, due colture di particolare rilevanza per i sistemi agrozootecnici e per la filiera mangimistica. Le prove confrontano differenti strategie di fertilizzazione e irrigazione con l’obiettivo di verificare se il digestato possa sostituire, in tutto o in parte, i fertilizzanti azotati minerali senza determinare riduzioni delle rese. La valutazione non riguarda soltanto la risposta produttiva delle colture. Nei diversi siti vengono monitorate anche le perdite di azoto e le emissioni, in modo da misurare l’efficienza complessiva delle strategie adottate e non soltanto le asportazioni colturali.
Si tratta di un passaggio essenziale: due trattamenti possono infatti fornire alla coltura la stessa dose teorica di azoto, ma produrre risultati molto diversi in funzione della forma chimica del nutriente, del momento di distribuzione, delle condizioni del terreno e della tecnica utilizzata. La sperimentazione punta quindi a individuare combinazioni capaci di aumentare la quota di azoto effettivamente assorbita dalle piante, riducendo quella dispersa nell’ambiente.
Perché la frazione liquida è al centro della sperimentazione
Tra le diverse componenti del digestato, particolare attenzione è riservata alla frazione liquida chiarificata. La digestione anaerobica determina infatti una maggiore presenza di azoto in forma ammoniacale, più efficiente e rapidamente disponibile per le colture rispetto all’azoto organico. Questa caratteristica può aumentare il valore agronomico del digestato purché la distribuzione sia effettuata in prossimità delle fasi di maggiore assorbimento delle piante e con tecniche capaci di limitare le perdite. La separazione solido-liquido consente inoltre di ottenere una frazione più omogenea e più facilmente gestibile sulle brevi distanze durante le concimazioni di copertura. Le prestazioni agronomiche più interessanti sono attese proprio all’impiego della frazione liquida e a modalità di distribuzione quali la fertirrigazione e l’interramento.
L’impiego in copertura rappresenta un elemento importante perché permette di avvicinare la somministrazione dell’azoto al momento in cui la coltura ne ha effettivamente bisogno. In questo modo il digestato non viene utilizzato soltanto in funzione della disponibilità degli stoccaggi, ma entra in una vera strategia di nutrizione della coltura.
Uno dei principali limiti nella gestione agronomica degli effluenti e dei digestati è la variabilità della loro composizione. Il contenuto di azoto e fosforo può differire in funzione delle matrici utilizzate, del processo di digestione, dei sistemi di stoccaggio e degli eventuali trattamenti successivi. Applicare dosi calcolate su valori medi può quindi condurre a una distribuzione di nutrienti diversa da quella programmata. Per superare questa criticità, la ricerca sta valutando l’impiego di sensori per la caratterizzazione rapida dei liquami e dei digestati. La prospettiva è quella di associare alla distribuzione non una dose puramente volumetrica, ma una quantità di nutrienti realmente misurata. Questo consentirebbe di migliorare la precisione della fertilizzazione e la tracciabilità degli apporti.
Fertirrigazione e interramento: due strategie a confronto
Una parte rilevante delle attività riguarda le modalità di applicazione. La fertirrigazione con frazioni liquide microfiltrate permette di distribuire il digestato insieme all’acqua irrigua, modulando l’apporto in funzione delle esigenze della coltura. Questa tecnica può favorire una maggiore uniformità di distribuzione e una migliore ripartizione dell’azoto nel corso del ciclo colturale. L’interramento rapido, invece, riduce il tempo di esposizione del digestato all’aria e può contribuire a contenere le perdite per volatilizzazione dell’ammoniaca. Entrambe le tecniche mirano quindi a migliorare la quota di azoto che rimane disponibile nel sistema suolo-pianta.
Il progetto non assume in partenza che una soluzione sia sempre preferibile all’altra. La loro efficacia deve essere valutata in relazione al tipo di suolo, alla coltura, alle condizioni climatiche, alla disponibilità irrigua e alle caratteristiche del digestato utilizzato.
Il possibile contributo degli inibitori della nitrificazione
Le strategie in prova comprendono anche l’impiego di inibitori della nitrificazione associati alla distribuzione del digestato. Rallentando la trasformazione dell’azoto ammoniacale in nitrato, questi prodotti possono contribuire a contenere le perdite per lisciviazione e a migliorare la disponibilità del nutriente per la coltura. Le prove permetteranno di valutarne l’efficacia in combinazione con le diverse tecniche di distribuzione e il possibile contributo all’aumento dell’efficienza d’uso dell’azoto.
Il nodo delle Zone Vulnerabili ai Nitrati
La sperimentazione assume particolare rilievo nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati, dove l’impiego dell’azoto di origine zootecnica è sottoposto al limite di 170 kg per ettaro all’anno. Questo vincolo ha spinto le aziende a programmare con maggiore attenzione gli apporti, ma pone anche il problema di come valorizzare materiali che contengono azoto prontamente disponibile e che, se correttamente utilizzati, possono sostituire parte dei fertilizzanti minerali.
Il progetto VIDEO intende produrre dati utili a valutare tecnologie e modalità di gestione capaci di aumentare l’efficienza del digestato anche in queste aree. L’obiettivo è verificare, attraverso prove agronomiche e monitoraggi, le condizioni tecniche nelle quali le frazioni liquide chiarificate possano essere impiegate in modo efficiente, anche rispetto al limite attualmente previsto. Non si tratta quindi soltanto di proporre un aumento delle quantità distribuibili, ma di dimostrare che determinate tecniche possono ridurre le perdite e aumentare l’utilizzazione dell’azoto da parte della coltura.
Una questione economica oltre che ambientale
Il crescente costo dei fertilizzanti minerali rende la sostituzione dell’azoto di sintesi un tema di immediato interesse per le aziende agricole. Il digestato è già disponibile in molti sistemi agrozootecnici, ma il suo valore agronomico dipende dalla capacità di utilizzarlo con efficienza. Una gestione poco efficiente può tradursi in perdite di nutrienti, costi di trasporto e distribuzione e necessità di integrare comunque la concimazione con fertilizzanti minerali. Al contrario, la possibilità di conoscere la composizione del materiale, separarne le frazioni, distribuirlo in copertura e sincronizzare gli apporti con le richieste della coltura può aumentarne la capacità sostitutiva.
L’interesse verso queste soluzioni è ulteriormente rafforzato dall’aumento dei costi dei fertilizzanti minerali e dalla necessità di sviluppare alternative tecniche sostenibili ed economicamente accessibili per le aziende agricole.
Dalla quantità distribuita all’efficienza reale
Il risultato più importante atteso dal progetto non sarà soltanto la definizione di una dose ottimale di digestato. La ricerca dovrà chiarire quanto azoto distribuito venga effettivamente utilizzato dalla coltura, quale quota possa sostituire i fertilizzanti minerali e quali perdite siano associate alle diverse strategie. Solo mettendo insieme rese, efficienza d’uso e indicatori ambientali sarà possibile formulare indicazioni realmente applicabili alle aziende.
Questa impostazione segna un cambiamento rispetto alla gestione tradizionale degli effluenti. Il digestato non viene più valutato soltanto in base alla quantità da collocare sui terreni, ma in funzione delle sue prestazioni come fertilizzante. Per le aziende agrozootecniche, la prospettiva è quella di integrare produzione animale, digestione anaerobica e coltivazioni in un ciclo più efficiente e circolare dei nutrienti. Per la ricerca, la sfida è tradurre questa prospettiva in dati, tecnologie e protocolli operativi affidabili.
La domanda iniziale – quanto fertilizzante minerale può essere sostituito dal digestato? – non ha ancora una risposta unica. Dipende dalla matrice, dal trattamento, dal terreno, dalla coltura e dalla tecnica di distribuzione. Proprio per questo sono necessarie prove condotte in differenti condizioni reali che possano poi essere generalizzate attraverso l’utilizzo di modelli colturali. L’obiettivo del progetto VIDEO è fornire gli elementi scientifici per passare da una sostituzione teorica a una sostituzione misurabile, efficiente e ambientalmente sostenibile.
Ringraziamenti
Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto “VIDEO – Valorizzazione innovativa del digestato per l’efficienza e l’ottimizzazione della nutrizione azotata”, finanziato dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF).
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Last modified: 28 Ottobre 2026





