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Caro-vita alle stelle: il duro colpo del 2023 sulle famiglie italiane

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Il 2023 è stato un anno duro per i portafogli delle famiglie italiane, segnato da un aumento dei prezzi nel settore del largo consumo, principalmente concentrato sui generi alimentari. Secondo un’indagine condotta da NielsenIQ-ISMEA su un campione di 3.000 famiglie italiane nel mese di dicembre, l’86% dei responsabili degli acquisti ha dichiarato che il largo consumo è stata la categoria più colpita dall’inflazione. Ma non solo: il vortice dei rincari ha coinvolto anche altri aspetti del bilancio familiare, come l’abitazione e le spese fuori casa, come per bar, ristoranti e pizzerie.

Insomma, il 2023 è stato un anno difficile per le famiglie italiane, segnato da un aumento dei prezzi nel settore del largo consumo. Uno scenario reso oltremodo complesso perché mentre i consumatori cercano modi per adattarsi a questa nuova realtà economica emergono anche nuove priorità, come la provenienza delle materie prime, che stanno guidando le scelte di acquisto verso una maggiore consapevolezza e sostenibilità.

L’aumento medio nel carrello della spesa percepito dalle famiglie è stato del quasi 11% nel corso del 2023, nonostante, i dati Istat sull’inflazione alimentare di febbraio mostrino un lieve rallentamento, registrando un +3,8% rispetto al picco del 5,8% di gennaio. Questo potrebbe aprire prospettive di miglioramento sul fronte dei consumi. Un segnale incoraggiante è il ritorno della leva promozionale, che sta influenzando positivamente le vendite nel settore della grande distribuzione.

Alla fine del 2023 i maggiori rincari sono stati osservati nei reparti ortofrutta e oli di oliva, seguiti da formaggi, pesce fresco, pasta e carne rossa: nonostante la percezione generalizzata degli aumenti di prezzo nel largo consumo, poche famiglie si sono dichiarate disposte a fare rinunce in questo settore. Tra le strategie adottate per limitare l’impatto sui costi, la razionalizzazione della spesa è stata una delle più comuni, con tagli al superfluo e una massimizzazione del rapporto qualità/prezzo. Inoltre, molti consumatori hanno preferito fare acquisti negli ipermercati per usufruire di promozioni.

Tuttavia, relativamente meno utilizzate sono state le strategie di downgrading qualitativo del carrello o di diminuzione della frequenza/quantità degli acquisti. Infatti, al di là del fattore prezzo, la provenienza della materia prima è diventata un aspetto cruciale per i consumatori italiani, superando persino il gusto e la marca: questo trend è evidente soprattutto nei settori della frutta, verdura, pasta e olio extra vergine di oliva. Nonostante gli aumenti di prezzo, alcuni prodotti rimangono imprescindibili per i consumatori italiani, come le carni bianche, il latte e le uova. Al contrario, formaggi, pesce, carne rossa, salumi e vino sono stati indicati come categorie più sacrificabili.