EUDR: L’onere per la competitività della zootecnia europea
Il Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione EUDR – che richiede che le materie prime e i prodotti derivati immessi sul mercato UE siano “a deforestazione zero” – è stato introdotto per ridurre il contributo dei consumi europei alla deforestazione globale e al degrado forestale. Come evidenziato in un’analisi pubblicata da European Livestock Voice (ELV) – la coalizione europea che riunisce le principali organizzazioni europee della filiera dell’allevamento sulla propria piattaforma d’informazione meatthefacts.eu – i settori interessati da questa normativa sono diversi e comprendono bovini, soia, cacao, caffè, olio di palma, gomma e legno. Per il comparto bovino ciò significa che la carne, le pelli e gli altri prodotti derivati possono essere commercializzati nell’Unione Europea solo se accompagnati da un sistema di tracciabilità che dimostri che provengono da terreni che non sono stati soggetti a deforestazione dopo il 31 dicembre 2020. Gli operatori devono inoltre indicare le coordinate geografiche e conservare tutta la documentazione necessaria per dimostrare la conformità dei loro prodotti. ELV si chiede quindi quali saranno i reali effetti economici di questo regolamento, e se l’EUDR fornirà un vantaggio competitivo o imporrà un ulteriore onere agli allevamenti europei.
Il ruolo della soia
Uno degli aspetti più dibattuti riguarda la soia, che rientra tra i prodotti coperti dall’EUDR. Essendo una delle principali fonti proteiche utilizzate nella produzione di mangimi per animali, qualsiasi ostacolo alla capacità di approvvigionamento può avere ripercussioni sull’intera filiera zootecnica, in particolare nella produzione suinicola e avicola. Per essere immessa sul mercato dell’UE, la soia dovrà essere conforme ai requisiti del regolamento. Sebbene vi sia già il timore che l’EUDR scateni turbative di mercato per gli acquisti di soia da parte delle aziende dell’UE, i requisiti porteranno, in ogni caso, a maggiori costi lungo la catena di fornitura, con conseguenze sui costi di produzione degli allevamenti europei. Questa è una delle questioni principali in discussione: se tali rischi e costi possano incidere sulla competitività della produzione europea rispetto ai concorrenti internazionali e fino a che punto il mercato sarà disposto a riconoscere il valore aggiunto dei prodotti conformi ai nuovi requisiti.
La filiera bovina dovrà adattarsi
Anche gli animali vivi della specie bovina e i prodotti a base di carne bovina rientrano tra i prodotti regolamentati. Gli allevatori, insieme ai trasformatori e ai commercianti, dovranno istituire nuovi sistemi in grado di documentare con precisione l’origine degli animali e di dimostrare la conformità al regolamento. Allo stesso tempo, rimane aperta un’altra questione cruciale: come le autorità competenti dei diversi Stati membri applicheranno concretamente i controlli e le attività di vigilanza, e se disporranno delle capacità necessarie per far rispettare effettivamente l’EUDR. Un’applicazione uniforme delle norme sarà essenziale per garantire un livello di parità nelle condizioni di concorrenza all’interno del mercato europeo.
Negli ultimi decenni gli allevatori europei hanno dovuto competere con importazioni da Paesi caratterizzati da costi di produzione più bassi, spesso legati a differenze nella disponibilità di terreno, nelle normative ambientali e nei sistemi regolatori. Con l’entrata in vigore dell’EUDR tutti gli operatori che desiderano immettere sul mercato dell’UE i prodotti coperti dal regolamento dovranno conformarsi ai suoi requisiti, indipendentemente dal Paese di origine o da un’eventuale deforestazione. Ciò significa che gli operatori della filiera bovina con sede nell’UE dovranno investire per conformarsi a una regolamentazione pensata per paesi in cui si registra deforestazione. Ciò potrebbe, almeno in parte, modificare le dinamiche della concorrenza internazionale, sebbene i suoi effetti effettivi dovranno essere valutati nei prossimi anni.
L’Europa parte da una posizione favorevole
La produzione bovina europea beneficia già di sistemi di identificazione e tracciabilità altamente sviluppati, utilizzati ad esempio nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC). Ogni animale è identificato individualmente, i movimenti degli animali sono registrati e gli allevamenti sono soggetti a controlli sanitari e veterinari consolidati. In diversi paesi esportatori, al contrario, la tracciabilità completa fino al singolo allevamento di origine è ancora in fase di sviluppo. Ciò non significa che i prodotti provenienti da tali paesi siano necessariamente associati alla deforestazione, bensì che dimostrare la conformità ai requisiti EUDR potrebbe richiedere significativi investimenti organizzativi e tecnologici.
La produzione bovina europea dovrà comunque affrontare nuovi obblighi amministrativi: saranno necessari aggiornamenti dei sistemi informatici, la raccolta delle coordinate geografiche, la gestione documentale e una maggiore integrazione delle informazioni lungo tutta la filiera. Per questo motivo molte organizzazioni agricole hanno chiesto un’attuazione graduale del regolamento, il riconoscimento dei sistemi esistenti e misure di sostegno, soprattutto per le aziende agricole più piccole. La Commissione Europea ha nel frattempo introdotto alcune misure di semplificazione e posposto l’applicazione del regolamento per dare agli operatori più tempo per prepararsi ai nuovi obblighi.
La questione della competitività
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’evoluzione dello stesso concetto di competitività. Se un tempo i prodotti venivano confrontati principalmente sul prezzo, oggi viene data crescente importanza alla trasparenza, all’origine, alla sostenibilità ambientale e alla capacità di documentare l’intera catena di produzione. In linea di principio, questo cambiamento potrebbe favorire la produzione bovina europea, poiché molti dei sistemi di tracciabilità e documentazione richiesti dall’EUDR sono già radicati nel modello produttivo dell’UE. Al tempo stesso la carne bovina importata dovrebbe soddisfare ulteriori requisiti di dovuta diligenza.
Nella pratica questo potenziale vantaggio è in gran parte compensato dai requisiti del regolamento relativi alla soia a deforestazione zero. Gli allevatori europei dovranno approvvigionarsi di soia conforme all’EUDR, per la quale si prevede un sovrapprezzo. Al contrario i produttori avicoli in paesi come Thailandia, Ucraina o Brasile che riforniscono mercati al di fuori del quadro EUDR non dovranno affrontare lo stesso obbligo. Di conseguenza il regolamento potrebbe far aumentare i costi di produzione per i settori zootecnici dell’UE senza fornire un corrispondente vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti internazionali.
Il regolamento potrebbe anche ridefinire i modelli del commercio internazionale aumentando i costi di conformità per i prodotti che entrano nel mercato dell’UE e favorendo le filiere che sono già completamente tracciabili e in grado di soddisfare i requisiti europei. Allo stesso tempo, esiste il rischio che una parte dei flussi commerciali globali venga reindirizzata verso mercati con standard meno stringenti, riducendo l’efficacia complessiva della regolamentazione nel frenare la deforestazione. La misura in cui tali effetti si concretizzeranno dipenderà da diversi fattori, tra cui l’attuazione coerente del regolamento tra gli Stati membri, la capacità di adattamento degli operatori, la disponibilità di ingredienti per mangimi conformi e la risposta dei consumatori.
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Last modified: 29 Settembre 2026





