Il regolamento EUDR e le sfide per la filiera mangimistica
di Marco Rossano, Assalzoo
Il 30 dicembre 2026 per le medie e grandi aziende, mentre il 30 giugno 2027 è la data fissata per le micro e piccole imprese: la Commissione Europea ha ufficializzato così le nuove scadenze per l’entrata in vigore del Regolamento 2023/1115 relativo alla messa a disposizione sul mercato dell’Unione e all’esportazione dall’Unione di materie prime e determinati prodotti associati alla deforestazione e al degrado forestale, noto come Regolamento EUDR (European Union Deforestation Regulation).
Cosa contiene il regolamento
L’obiettivo dell’EUDR è assicurare che prodotti importati ed esportati nell’UE non contribuiscano alla deforestazione o al degrado delle foreste, né legale né illegale. Tra le materie prime incluse nella regolamentazione figurano legno, soia, caffè, cacao, olio di palma, carne bovina, gomma e derivati. La normativa impone di fatto nuovi obblighi di tracciabilità e sostenibilità ambientale a tutti coloro che producono, importano o commercializzano materie prime considerate a rischio, tra cui soia e olio di palma. Nel concreto, riguardo il comparto mangimistico, i produttori devono dimostrare che, attraverso un sistema di due diligence, le materie prime utilizzate non provengano da aree deforestate dopo il 31 dicembre 2020 e siano conformi alla legislazione del Paese di origine. L’EUDR rappresenta quindi un vero e proprio cambio operativo per il settore mangimistico e non solo, richiedendo non soltanto un adeguamento tecnico, ma anche un’evoluzione culturale nella gestione delle filiere. Il settore ha davanti a sé la sfida di trasformare la compliance normativa in un vantaggio competitivo, rafforzando la trasparenza e la sostenibilità lungo tutta la catena di valore.
Regolamento e certezza di diritto
In partenza l’EUDR prevedeva un’applicabilità fissata al 30 dicembre 2024 per le medie e grandi imprese e al 30 giugno 2025 per le micro e piccole imprese. Tuttavia queste tempistiche hanno sollevato numerose polemiche e, nel dicembre 2025, la Commissione Europea ha fissato al 2026/27 l’entrata in vigore. Negli ultimi mesi, in particolare, il Regolamento è stato oggetto di numerose richieste di modifica e semplificazione da parte degli Stati membri e delle organizzazioni di settore, che hanno evidenziato la necessità di un approccio più graduale e strumenti più chiari per le imprese. Assalzoo ha svolto un ruolo di informazione tecnica verso le imprese associate, riportando anche alle cariche ufficiali dei ministeri italiani osservazioni e criticità riguardanti la norma. Nei suoi comunicati, Assalzoo ha più volte sottolineato come l’industria mangimistica europea e italiana abbia già avviato da tempo percorsi volontari verso la sostenibilità, evidenziando però la necessità di regole più chiare, standard informatici adeguati e strumenti in grado di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. L’Associazione ha inoltre richiamato l’attenzione sul rischio che eccessivi oneri amministrativi possano creare difficoltà operative e tensioni sulle forniture, soprattutto in una filiera fortemente dipendente dagli scambi internazionali di materie prime strategiche come la soia. A tal proposito la Commissione Europea ha risposto al parere della Camera dei Deputati sulle modifiche e semplificazioni dell’EUDR, ringraziando l’Italia per il contributo costruttivo e per il sostegno generale alla proposta e al percorso di semplificazione. La Commissione ha accolto le preoccupazioni espresse dall’Italia sull’impatto operativo della normativa, spiegando che le modifiche adottate da dicembre 2025 mirano proprio a rendere il sistema più gestibile. L’UE ha affrontato anche una delle principali questioni sollevate dall’Italia, ossia la mancanza di una valutazione di impatto, chiarendo che, a causa dell’urgenza di intervenire prima dell’entrata in applicazione inizialmente prevista, non è stato possibile condurre un’analisi completa. Nel rispondere ai solleciti di maggiore chiarezza e prevedibilità la Commissione ha inoltre sottolineato che il testo rivisto offre un quadro normativo più stabile e tempi di applicazione più graduali, impegnandosi a continuare il lavoro di semplificazione e supporto all’attuazione attraverso atti delegati, aggiornamenti delle linee guida e delle FAQ, oltre a un coinvolgimento costante degli Stati membri e degli stakeholder.
La posizione Fefac
A livello europeo Fefac è stata tra le voci più attive nel processo di consultazione. La Federazione Europea dei Produttori di Mangimi ha creato un sistema di benchmarking per definire i principali standard disponibili sul mercato e ha costruito un dialogo costante con la Commissione europea per richiedere chiarezza nelle modalità applicative del Regolamento. Dall’altro canto, attraverso l’adesione a Fefac, dal 2015 Assalzoo ha partecipato alla definizione di linee guida volontarie per la soia responsabile, rafforzate nel 2023 con l’inclusione dei criteri anti-deforestazione come requisito essenziale, anticipando alcune future richieste dell’EUDR. Nel 2023 Fefac ha infatti aggiornato le proprie “Soy Sourcing Guidelines”, inserendo esplicitamente criteri anti-deforestazione e prevedendo che ogni approvvigionamento certificato debba garantire la tracciabilità geografica e il non coinvolgimento in pratiche di deforestazione post 2020. Il dibattito resta comunque aperto. Fefac ha preso atto della pubblicazione del pacchetto di semplificazione EUDR pubblicato dalla Commissione il 4 maggio 2026, evidenziando le ambivalenze alla quali espone la normativa. Secondo la Federazione il pacchetto non sembra rispondere alle preoccupazioni riguardo gli scambi per le forniture essenziali di soia necessarie a coprire il fabbisogno del settore zootecnico dell’UE, a causa della mancanza di disponibilità di catene di approvvigionamento segregate per prodotti conformi all’EUDR.
La posizione Assalzoo
Per il settore mangimistico italiano l’impatto economico del Regolamento rappresenta uno degli aspetti più delicati. La limitata disponibilità di filiere segregate per la soia conforme all’EUDR è destinata a generare un elevato premio di costo per l’approvvigionamento di materia prima destinata al mercato zootecnico europeo, a causa della creazione di una barriera commerciale che limita le forniture e compromette la sicurezza degli approvvigionamenti di mangimi nell’UE. Da un lato, l’EUDR viene considerato uno strumento centrale per promuovere filiere sostenibili e contrastare la deforestazione globale; dall’altro, imprese e associazioni si trovano a dover affrontare un oggettivo aggravio di costi operativi e chiedono che la transizione avvenga con tempi realistici, strumenti efficienti e procedure proporzionate. Per il settore mangimistico si tratterà di trovare un difficile equilibrio tra la sostenibile sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale in un contesto normativo la cui continua evoluzione non garantisce una reale certezza del diritto.
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Last modified: 26 Settembre 2026





