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Richiesta di cibo salirà del 56% entro il 2050

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Crescerà a ritmi vertiginosi la richiesta di cibo a livello globale, ma la produzione non è in grado di andare di pari passo. È l’allarme lanciato dal professor Riccardo Valentini, ordinario presso l’Università degli Studi della Tuscia e Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente Forestale e delle sue Risorse, nel corso della conferenza “Sistema agroalimentare e cambiamenti climatici: sfide globali e locali” promossa dall’Accademia nazionale di Agicoltura.

 

La relazione di Valentini, che è anche membro della delegazione del Governo Italiano per la negoziazione del Protocollo di Kyoto e della Convenzione sul Clima (UNFCCC) è, inoltre, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) cui è stato conferito, nel 2007, il premio Nobel, ha focalizzato l’attenzione dei partecipanti sui problemi del crescente innalzamento climatico in atto, in particolare negli ultimi decenni, e le conseguenti criticità legate alla mancanza di risorse sufficienti, necessarie all’incremento del fabbisogno di cibo a livello mondiale.

 

Gli scenari futuri, infatti, basati sull’attuale tendenza di crescita delle emissioni di gas serra, indicano una riduzione al 2050 della produzione agricola mondiale di circa l’8% a fronte di una richiesta di cibo che aumenterà del 56%. Il sistema alimentare globale, ha detto Valentini durante il convegno a cui ha preso parte il presidente dell’Accademia Prof. Giorgio Cantelli Forti, deve riorganizzare la sua struttura produttiva che, a fronte di più di un terzo dedicato alla alimentazione animale e alla produzione di biocarburanti, non ha ancora risolto la drammatica contraddizione di popolazioni che soffrono la fame e popolazioni che, invece, subiscono le conseguenze della super nutrizione. Se ne deduce, dunque, la necessità di nuove e immediate soluzioni sostenibili a livello ambientale ed economico.

 

Foto: Pixabay

Red.