Scienza e zootecnia: l’impatto dell’allevamento secondo la ricercatrice Isabel Casasús
Un approfondimento sul legame tra ricerca scientifica, gestione del territorio e sostenibilità: è questo l’obiettivo dell’intervista a Isabel Casasús, ricercatrice spagnola in scienze animali ed esperta nel settore dei bovini da carne, riportata in un articolo su Meatthefacts.eu, piattaforma di comunicazione che aggrega le principali organizzazioni della filiera zootecnica europea per fornire dati e approfondimenti scientifici sul settore. Questa intervista è uno degli appuntamenti nati dalla collaborazione tra l’European Livestock Voice (ELV) – la rete che riunisce le principali organizzazioni della filiera zootecnica dell’Unione Europea – e l’European Federation of Animal Science (EAAP), l’organismo scientifico di riferimento per la ricerca e l’innovazione animale a livello internazionale.
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Il problema non è l’allevamento (ma come viene gestito)
Isabel Casasús lavora presso il Centro di Ricerca Agroalimentare dell’Aragona e ha ricoperto la carica di Presidente dell’EAAP fino al 2024. Attualmente è vicepresidente dell’Animal Task Force, una rete europea che promuove sistemi zootecnici sostenibili e competitivi. Convinta sostenitrice della comunicazione scientifica, collabora strettamente con università, agricoltori e tecnici per rendere la conoscenza sulla produzione animale più accessibile e comprensibile. Una delle questioni centrali che affronta è: qual è il reale impatto ambientale dell’allevamento?
Secondo Casasús, l’allevamento è essenziale non solo per il cibo, ma anche per una vasta gamma di servizi, tra cui la gestione degli ecosistemi e il sostentamento rurale. Se ben gestita, la zootecnia contribuisce alla biodiversità, alla fertilità del suolo e alla sostenibilità delle aree rurali. Il problema non è l’allevamento in sé, sottolinea, ma come viene gestito.
La ricercatrice enfatizza l’importanza di un approccio sistemico: non si tratta di scegliere tra “carne o non carne”, ma di analizzare le pratiche di produzione, gli impatti e il contesto. In un mondo che affronta stress climatici e conflitti, i sistemi alimentari locali e resilienti sono strategici. L’allevamento svolge anche un ruolo sociale critico, specialmente nelle regioni rurali, dove sostiene le comunità, genera reddito, promuove il benessere mentale e contribuisce al tessuto della vita agricola.
Sistemi intensivi ed estensivi
Casasús sfida le semplicistiche distinzioni tra sistemi intensivi ed estensivi: in Europa, spiega, i modelli di produzione sono diversificati e spesso complementari tra loro. Molti sistemi combinano fasi iniziali di vita basate sul pascolo con fasi di ingrasso più intensive. Ciò che conta non è l’etichetta, ma i risultati in termini di benessere animale, impatto ambientale e qualità del cibo. Alla domanda se tali modelli “misti” possono funzionare altrove, la ricercatrice spiega che non esiste una soluzione universale. La diversità dell’Europa — in termini di geografia, clima, cultura e razze — è un punto di forza, e i sistemi locali devono essere valorizzati e adattati. Nelle aree spopolate, specialmente in Spagna, l’allevamento rappresenta spesso l’ultima linea di stabilità economica e ambientale, mantenendo i paesaggi, la biodiversità e gli ecosistemi tradizionali.
La ricercatrice mette in guardia contro il mito dell’abbandono del territorio come beneficio: anche le diete a base vegetale richiedono terra e, senza animali al pascolo, rischiamo l’erosione del suolo, la perdita di fertilità e biodiversità e un aumento del rischio di incendi boschivi. Il pascolo aiuta a mantenere i paesaggi aperti, sostiene la fauna selvatica e chiude i cicli dei nutrienti. In molte regioni rimuovere il bestiame non significherebbe necessariamente un recupero ambientale, ma l’esatto contrario.
Casasús conclude con un punto fondamentale: il benessere animale è la base della zootecnia sostenibile. Tutti i sistemi possono essere migliorati, ma abbandonare del tutto l’allevamento animale significherebbe rischiare di perdere non solo cibo nutriente, ma anche preziosi contributi ecologici, culturali e sociali. La vera sfida non è eliminare la zootecnia, ma allevare meglio e in modo più intelligente.
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Last modified: 20 Luglio 2026





